RISPOSTA AI LETTORI
Il Ringraziamento: “una bomba di grazia”
dal Numero 11 del 17 marzo 2019

Spett.le Redazione, vi scrivo per avere delucidazioni sul tempo da dedicare alla preghiera silenziosa dopo aver ricevuto l’Eucaristia. È proprio necessario? E quanto tempo dura precisamente la presenza di Cristo nel Sacramento assunto? Vi ringrazio. (Davide P.)

Caro Davide, san Tommaso afferma che «il corpo di Cristo rimane in questo sacramento [...] finché durano le specie sacramentali» (Somma teologica, III, 76, 6, ad 3). Anche se non è possibile stabilire con massima esattezza, per ciascuno, il tempo della durata delle specie saramentali dopo la loro assunzione, cioè in che momento risultino interamente corrotte, i teologi sono pressoché concordi nel ritenere che la presenza sacramentale di Gesù perduri dai 10 ai 15 minuti. Pertanto nell’arco di questo tempo conviene stare in adorazione e in vera comunione col Signore, come raccomanda anche l’Istruzione Inestimabile donum (3.4.1980): «Si raccomandi ai fedeli di non tralasciare, dopo la Comunione, un giusto e doveroso ringraziamento, sia nella celebrazione stessa, con un tempo di silenzio, con un inno o con un altro canto di lode, sia dopo la celebrazione, rimanendo possibilmente in orazione per un congruo spazio di tempo» (n. 17).
Tutti i più seri maestri di vita spirituale, del passato e del presente, concordano nell’affermare che il raccoglimento dopo la Comunione eucaristica (il cosiddetto Ringraziamento) è uno dei momenti più santificanti della vita spirituale. Questo è quanto scrive sant’Alfonso: «Il direttore spirituale raccomandi che dopo la Comunione ci si trattenga a fare il ringraziamento. Sono pochissimi i direttori spirituali che raccomandano il ringraziamento assiduamente, che inculcano cioè di fare il ringraziamento per uno spazio considerevole di tempo. Il motivo è che sono pochissimi i sacerdoti che fanno il ringraziamento e quindi si vergognano di raccomandare agli altri ciò che essi non fanno. Il ringraziamento, ordinariamente, dovrebbe durare un’ora. Si faccia almeno per mezz’ora in cui l’anima si eserciti nell’amore e nel domandare» (Pratica del Confessore, IX,5,155). Oltre sant’Alfonso, tutti gli autori classici come il padre Garrigou Lagrange, il padre Royo Marin e altri consigliano di fare il ringraziamento della durata di mezz’ora. Questo perché anche quando l’integrità delle specie sacramentali viene meno, e dunque il Signore non è più presente con il suo sacratissimo Corpo, rimane però in noi con la Sua anima, alla quale per concomitanza è unita la Sua divinità. San Tommaso dice che «in virtù di questo sacramento avviene una certa trasformazione dell’uomo in Cristo per via della carità: e questo è l’effetto proprio di questo sacramento» (Sentenze, IV, d. 12, 2, 2). Afferma anche che caratteristica di questo Sacramento non è solo di infondere la grazia, e cioè la vita divina, ma anche di suscitarla, di farla prorompere in atti di carità: «Questo sacramento conferisce spiritualmente la grazia assieme alla virtù della carità. Per cui il Damasceno paragona questo sacramento al carbone acceso visto da Isaia: “Come il carbone non è legno soltanto, ma legno unito al fuoco, così anche il pane della Comunione non è pane soltanto, ma pane unito alla divinità”» (De fide ortodoxa, 4,13). Perciò san Francesco di Sales poteva dire che «chi fa bene il ringraziamento un po’ alla volta diventerà dolcissimo, poiché è la virtù di questo sacramento che è tutto dolce, tutto zucchero, tutto miele, tutto gioia». E san Vincenzo de’ Paoli: «Chi fa bene il ringraziamento fa bene tutto quello che fa».
Aveva ben compreso tutto ciò Manuel Foderà – un bambino di soli 8 anni, molto amante di Gesù eucaristico [di cui si può leggere la breve vita alle pagine 15-18 di questo numero] – che ha indirizzato al suo vescovo questa richiesta: «[...] Per favore, puoi dire ai tuoi sacerdoti di abituare tutti ad almeno cinque minuti di silenzio per poter parlare e ascoltare Gesù nel proprio cuore? Pensa all’ultima persona che fa la Comunione, non ha nemmeno il tempo di dire “Ciao” a Gesù!». E in un’altra sua lettera: «Gesù è presente nell’Eucarestia. Lui si fa vedere e sentire nella santa Comunione. Non ci credete? Provate a concentrarvi, senza distrarvi. Chiudete gli occhi, pregate e parlate perché Gesù vi ascolterà e parlerà al vostro cuore. Non aprite subito gli occhi perché questa comunicazione si interrompe e non torna mai più! Imparate a stare in silenzio e qualcosa di meraviglioso succederà! Una bomba di grazia!».