RISPOSTA AI LETTORI
È vero quello che ho letto e sentito?
dal Numero 10 del 10 marzo 2019

Gentile Redazione, vengo a scrivervi per due questioni di cui chiedo il vostro parere. La prima riguarda un articolo letto su una rivista cattolica, nel quale si sostiene che la giustizia di Dio non esige la punizione. Non mi trovo in tutto e per tutto d’accordo con questa teoria e vorrei sapere se ho ragione o mi sbaglio. L’altra questione di cui chiedo chiarimento è questa: ho scoperto per caso che la Chiesa ha abolito il Limbo. Ciò mi lascia perplessa e non ne capisco il motivo. Allora il peccato originale non esiste più? Attendo una vostra gentile risposta. Con molti cordiali saluti. (Rita R.)

Cara Rita, la Giustizia di Dio non esigerebbe la punizione, se non ci fosse nulla da punire. Ma poiché esiste il peccato che esige di ricevere la punizione, esiste anche la Giustizia di Dio che esige di punire il peccato. Teologicamente, è una “volontà indiretta”, conseguente al peccato che non è voluto da Dio; ed è una “esigenza di conseguenza” all’ordine di creazione e redenzione stabilito da Dio, e tutto quello che Dio stabilisce è giusto, perché lui è Giusto. E Dio ha stabilito un ordine di giustizia basato sul merito e sul demerito, per il quale, se al merito corrisponde il premio, al demerito deve corrispondere il castigo. Altrimenti, Dio non sarebbe giusto.
L’espressione della giustizia divina è la legge e la forza della legge è la sanzione. Il giudice che non punisce la trasgressione, la favorisce. Come hanno fatto in Italia i giudici di Sinistra, che non punendo, negli anni ’70, i reati di adulterio, aborto, vilipendio alla religione di Stato e di bestemmia, quando erano perseguiti dalla legge, hanno favorito l’abrogazione di quelle leggi, e la proliferazione di quei crimini che ora, protetti dalla legge, sono diventati la normalità.
Tuttavia, il fine della giustizia divina è la misericordia, perché Dio punisce il peccatore in vista della sua conversione, e punisce i dannati meno di quello che si meriterebbero.
Veniamo alla questione sul limbo. È da precisare anzitutto che nessun documento magisteriale della Chiesa ha abolito il limbo. Il Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica parla di una speranza anche per i bimbi morti senza Battesimo sacramentale, una misteriosa possibilità di salvezza, ma qui la speranza non è certezza. Si tratterebbe di una pura possibilità, una via straordinaria “non rivelata” (CTI 2007), perciò a modo di miracolo, che non si può universalizzare.
D’altra parte, se la salvezza fosse assicurata in automatico a tutti i bambini senza il Battesimo, non si capirebbe perché la Chiesa, con il Nuovo Catechismo, continui a raccomandare «pressantemente» di battezzare i bambini (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1261). La regola generale rimane pertanto quella ben espressa dal Catechismo di san Pio X: «I bambini morti senza il Battesimo, con il solo peccato originale, vanno al limbo». Ecco perché il primo dovere dei genitori cristiani è quello di battezzare al più presto i neonati, soprattutto se sono in pericolo di vita, perché «se non si rinasce dall’acqua e dallo Spirito – dice il Signore –, non si può entrare nel Regno di Dio» (Gv 3,16). I bambini che nascessero già morti, poi, si dovrebbero battezzare “sotto condizione” e, comunque, affidarli alla misericordia di Dio, perché anche per loro c’è una possibilità di salvezza.