FEDE E CULTURA
La musica corale per cantare a Dio. Suggestioni dalla “Sacrosanctum Concilium”
dal Numero 5 del 2 febbraio 2014
di Enrico Maria Balatti

La presenza del coro durante la Celebrazione liturgica non è meramente accessoria ma “parte essenziale”. La coesione di molteplici voci in una sola vuole esprimere l’unicità della Chiesa, ove ogni membro si unisce all’unica preghiera che la Liturgia eleva all’Altissimo.

«Anche i ministranti, i lettori, i commentatori e i membri della «schola cantorum» svolgono un vero ministero liturgico. Essi perciò esercitino il proprio ufficio con quella sincera pietà e con quel buon ordine che conviene a un così grande ministero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi. Bisogna dunque che tali persone siano educate con cura, ognuna secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formate a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine» (Costituzione sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 29). Il testo conciliare conserva, nel suo riferimento alla Musica liturgica, l’antica accezione della «schola cantorum», termine che indica il coro destinato all’accompagnamento delle funzioni liturgiche della Chiesa Cattolica: nel corso del Novecento, il coro liturgico cambia la sua strutturazione, vedendo sempre più il coinvolgimento di laici, non solo di sesso maschile, ma anche femminile. Al di là delle differenze terminologiche e della struttura, non cambia la nobiltà della funzione del coro nella Liturgia della Chiesa. Il dettato conciliare ribadisce il ruolo di guida, di riferimento in vista del canto dell’intero popolo di Dio, come ricordato nella stessa Costituzione: «L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente con il canto» (SC 113).
Una prospettiva, questa, essenziale, come fra pochi paragrafi mostreremo: tornando per un momento al valore del coro nella Liturgia, possiamo notare come proprio esso sia il soggetto privilegiato della Musica liturgica. Nella Musica sacra, dalla nascita del Cristianesimo ad oggi, troviamo un grande numero di organici diversi: musica a cappella – cioè con il solo ausilio delle voci umane –, musica con voci e organo, con strumenti e con orchestra. In ogni epoca, comunque, è il coro ad essere l’attore dell’accompagnamento del culto. In varie formazioni, dagli austeri cori medievali dei monaci, che creavano ed eseguivano il canto – cosiddetto – gregoriano, alle cappelle musicali rinascimentali, ai cori sinfonici dell’epoca romantica, per finire con i cori misti del Novecento, che introducono – anche nei cori delle chiese minori – le voci femminili: tante scelte differenti, segnate da culture e abitudini diverse, segnate però dall’unico riferimento alla coralità. Perché questo privilegio?
Possiamo individuare alcune risposte a questo interrogativo: innanzitutto il canto liturgico è parte essenziale del rito e mai va inteso come puro accessorio estetico. Il canto è innanzitutto la Parola di Dio che risuona nella Chiesa; è Parola che, dalla proclamazione, passa al coro e ai fedeli tutti; è Parola che non rimane univoca ma che si concretizza nella risposta dell’uomo, che la fa propria. «La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (SC 112). Fra i moltissimi repertori a disposizione della Chiesa Cattolica nel corso della sua esistenza, è proprio quello corale ad avere il ruolo principale. Malgrado l’inestimabile ricchezza della musica strumentale, è solo il canto a porsi inequivocabilmente come latore della Parola: esso si costruisce in primis sulla Parola, che con austerità o con solennità, con gioia o con mestizia, si ricrea e si ripresenta.
Ma il canto non è ancora coralità: il coro è una scelta possibile nell’ambito del cantare. Esiste anche il canto solistico, ma esso non è molto praticato nella Chiesa. La coralità richiede un passo ulteriore, cioè l’unione di più soggetti che cantano. Il coro non è una somma di voci, ma è un’unica voce formata da singoli che si uniscono: il lavoro quotidiano di un coro è innanzitutto la costruzione di questa voce; tecnicamente, attraverso l’esperienza della vocalità, ma ancor più e ancor prima, nella volontà e nel cuore. Il coro è ciò che tutti i componenti, insieme, possono realizzare e che, il singolo non può: solo se la volontà dei singoli è la stessa, se l’intenzione è la medesima, se il valore dato alla realizzazione è caro a tutti, allora sussiste il coro. Esso diventa, quindi, metafora della Chiesa stessa: l’unità nella diversità, il cor unum nella molteplicità, dato dalla fede. Il “prodotto” che solo l’unità può creare, immagine di un corpo con molte membra che dipende dall’unico capo, come suggerisce l’immagine ecclesiologica di san Paolo (cf. 1Cor 12).
Quando sentiamo un coro, o se ne facciamo parte, pensiamo all’analogia che esso possiede e rappresenta con la Chiesa: non a caso la compagine corale è intesa come guida dell’assemblea tutta. «Si promuova con impegno il canto religioso popolare in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, secondo le norme stabilite dalle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli» (SC 118): è il canto dei fedeli, o meglio, della Chiesa intera il frutto della celebrazione. Il canto del popolo di Dio non è una scelta “populistica”, né un’utopia, ma il desiderio trepidante della Chiesa che, in tutte le sue membra, vuole rendere gloria al suo Signore.
In conclusione, possiamo ribadire che il coro è il soggetto tipico della Liturgia cattolica, proprio perché realizza appieno l’intimo desiderio della comunità credente di dar voce alla Parola, di essere immagine della Chiesa e di consentire e guidare il canto di tutto il corpo ecclesiale per il Signore. L’auspicio che possiamo proporre è che queste considerazioni non siano sopite nella quotidianità del servizio, ma che ne costituiscano l’anima, permettendo a coloro che si offrono in esso un costante e lieto incoraggiamento nello Spirito.

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