I FIORETTI
Un consiglio per le Filippine
dal Numero 22 del 4 giugno 2017

Il Cardinale Vagnozzi Egidio, attualmente Presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, e l’Arcivescovo Mons. Caprio Giuseppe, Sostituto della Segreteria di Stato, venuti a San Giovanni Rotondo, vollero concelebrare nella Cripta, dov’è sepolto Padre Pio. Dopo la Santa Messa furono invitati dal Superiore del convento ad una piccola colazione nel refettorio dei Frati. Eravamo parecchi Religiosi a tenere loro compagnia.
Io rivolsi la parola al Cardinale Vagnozzi:
«Eminenza, lei ha conosciuto Padre Pio, o è la prima volta che viene a San Giovanni Rotondo?».
Il Cardinale: «Sono venuto altre volte, ma sempre in forma privata, anzi in incognito. La prima volta venni da Padre Pio, quando ero Nunzio Apostolico nelle Filippine. Padre Pio, appena mi vide, mi salutò “Eccellenza”.
Io rimasi sorpreso, perché nessuno sapeva della mia dignità vescovile e della mia venuta a San Giovanni Rotondo. In qualità di Nunzio Apostolico, mi trovavo in una situazione molto delicata, per cui ero angustiato come comportarmi dinanzi a certi abusi, senza suscitare una reazione spiacevole da parte dell’Episcopato di quella nazione. Ritornato a Roma, riferii ogni cosa al Papa Pio XII il quale, dopo di avermi ascoltato, mi consigliò di venire da Padre Pio. Il suggerimento mi sembrò strano. Che cosa poteva dirmi Padre Pio, un frate sempre chiuso in un convento, privo di contatto col mondo e con la diplomazia? Venni a San Giovanni Rotondo, esposi il caso a Padre Pio, che mi ascoltò con attenzione e con bontà e poi con grande umiltà mi disse:
“Eccellenza, lei è Nunzio Apostolico nelle Filippine?”.
“Per l’appunto”.
“Chi l’ha mandato nelle Filippine?”.
“Il Santo Padre, il Papa”.
“Chi è il Papa?”.
“Il Vicario di Cristo”.
“Dunque, l’ha mandato Nostro Signore Gesù Cristo nelle Filippine. Lei è il rappresentante non solo del Papa, ma di Cristo. Se Cristo andasse nelle Filippine e notasse abusi ed inconvenienti, notati da Lei, che cosa farebbe? Faccia anche lei ciò che farebbe Nostro Signore”.
Ritornato a Roma, riferii al Santo Padre le parole di Padre Pio. Il Papa mi disse di attenermi al consiglio di Padre Pio. Infatti rientrato nelle Filippine, mi comportai secondo il consiglio del venerato Padre e tutto andò bene».


Maestro di umiltà

Padre Pio ha ricevuto, da appena quattro anni, nell’anima e nel corpo, il sigillo delle sacre stimmate, allorché gli viene proibita la corrispondenza epistolare, non solo con le persone care, ma anche con il suo Padre spirituale. Egli china umilmente il capo e per tutto il resto della sua vita non avrà più la vera corrispondenza epistolare.
Oggi restano di lui soltanto le lettere scritte dal 1910 al 1922, che ci presentano un immenso scenario irradiato di mistiche luci, in cui Padre Pio visse ed operò.
La lettura di questi scritti invita a una riflessione: se Padre Pio, ancora in giovanissima età, fu sollevato dallo Spirito divino alle più vertiginose altezze della vita mistica, altezze a cui poche ed elettissime anime furono chiamate, quale sarà stato lo sviluppo della sua ascesa spirituale negli ultimi cinquant’anni?
Il sigillo, posto dalle Autorità Superiori e il velo di una umiltà senza misura, posto dallo stesso Padre Pio, ci impediranno per sempre d’intravedere nelle profondità dei misteri che si compirono in lui durante questo lunghissimo periodo. Tuttavia è logico supporre che Dio abbia condotto per mano il suo umilissimo servo al di là di quei cieli, in cui spaziarono le più alte aquile del firmamento della Chiesa.
Le innumerevoli conversioni, l’affluenza sempre crescente di gente provenienti da ogni parte del mondo, i prodigi straordinari e le meravigliose opere sociali, sono testimonianze che Dio dà a favore del suo servo fedele, proprio perché Padre Pio cerca di nascondere i doni di cui Dio lo ha ricolmato sotto il fittissimo manto dell’umiltà. [...].
L’umiltà che Padre Pio viveva e che si manifestava nei suoi atteggiamenti, la insegnava ai suoi figli spirituali. Egli così scrive: «La vera umiltà di cuore è quella sentita e vissuta più che mostrata. Bisogna umiliarsi sempre davanti a Dio, ma non con quella umiltà falsa che porta allo scoraggiamento, generando sconforto e disperazione. Dobbiamo avere un basso concetto di noi stessi. Crederci inferiori a tutti. Non anteporre il proprio utile a quello degli altri. Pensiamo che Gesù amava chiamarsi “Figlio dell’uomo” nascondendo la sua natura divina».
Parlando della santità, Padre Pio scrisse: «Due sono le virtù fondamentali della santità: l’umiltà e la carità. L’umiltà è il fondamento, la carità è il tetto. L’una va molto giù, l’altra molto su. Non si può costruire il castello della santità senza le suddette virtù. Quanto più alto è il castello, tanto più profonda dev’essere l’umiltà, tanto più ardente la carità. Impariamo da Gesù che è stato umilissimo, non disdegnando di farsi uomo e di morire sull’infame patibolo della croce. Impariamo da Gesù che è stato la fornace ardente di carità». 

Padre Alberto D’Apolito, Padre Pio da Pietrelcina.
Ricordi - Esperienze - Testimonianze
, pp. 212-215

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