APOLOGETICA
Cristianesimo e spiritismo, impossibile coniugazione
dal Numero 19 del 10 maggio 2015
di Corrado Gnerre

Oltre all’inaccettabile pretesa di sottomettere il sacro all’uomo, stabilendo contatti con l’Aldilà a prescindere dalla Volontà di Dio, lo spiritismo presenta un’altra essenziale divergenza dal Cristianesimo: per esso la rivelazione divina è progressiva. Ecco perché è stato costantemente condannato dalla Santa Chiesa.

Per “spiritismo” bisogna intendere il tentativo di mettersi in contatto con i trapassati attraverso delle tecniche particolari.
Lo spiritismo, essendo sostanzialmente la possibilità di instaurare un rapporto con i trapassati per soddisfare la curiosità dei viventi circa le realtà escatologiche, è indubbiamente una tipica esperienza magica. Ciò che lo rende un’esperienza alternativa all’esperienza religiosa autentica non è tanto la possibilità di porsi in dialogo con i trapassati, quanto il fondamento essenzialmente tecnico che è alla base di questa possibilità. Semplificando il discorso: secondo la Dottrina cattolica è possibile che l’anima di un defunto entri in comunicazione con dei viventi, sempre però che ci sia un’iniziativa da parte di Dio; cioè Dio deve necessariamente volerlo. Sempre secondo la Dottrina cattolica è anche possibile, seppur raramente, propiziare quest’iniziativa, ma il mezzo è la preghiera. La preghiera è sempre esaudita quanto alla sua intenzione di fondo (cioè il beneficio dell’anima che fa la preghiera in senso vero), non sempre quanto al suo contenuto immediato. Ma se si prescinde dal senso autentico della preghiera, se si prescinde dall’intenzione continua e costante di sottomettersi a Dio e al suo Mistero, la possibilità che un vivente entri in contatto con un defunto non è lecita.
Nel momento in cui si teorizza un procedimento, o dei procedimenti, di carattere tecnico, attraverso cui realizzare il contatto, e così, adempiuti alcuni rituali, inevitabilmente si otterrebbero determinati risultati, certamente ci si trova dinanzi ad una forma di magia in cui ciò che conta è solo l’uomo a cui il sacro deve sottomettersi. Indubbiamente lo spiritismo rientra in questa prospettiva.
Ovviamente la prima sostanziale differenza tra Cristianesimo e tecniche spiritistiche sta nel modo con cui si pretende di mettersi in contatto con le anime dei trapassati.
Se però vogliamo rivolgere l’attenzione allo spiritismo moderno, allora va detto che vi è un’altra significativa differenza: la rivelazione è assolutamente progressiva. Nello spiritismo che accetta la Rivelazione cristiana, le rivelazioni attuali degli spiriti si andrebbero a collocare in continuità con le verità evangeliche, ma nello stesso tempo si collocherebbero ad un livello superiore. Scrive il pedagogista e filosofo francese Allan Kardec (1804-1869), uno dei maggiori divulgatori dello spiritismo moderno: «Lo spiritismo è la terza rivelazione della Legge di Dio, se la Legge dell’Antico Testamento è personificata da Mosè e quella del Nuovo Testamento da Gesù». Allan Kardec scrive ancora: «Iddio non aveva mai, per l’addietro, concesso all’uomo di ricevere comunicazioni compiute ed istruttive come quelle di oggi».
Nello spiritismo moderno il modo stesso con cui la Rivelazione cristiana si è prodotta viene interpretato spiritisticamente, per cui Gesù Cristo non sarebbe altro che un grandissimo medium. «Gesù di Nazareth – scrive sempre Allan Kardec – rappresenta il tipo della perfezione morale, a cui può aspirare l’umanità terrestre. Dio ce lo ha dato come il modello perfetto, la cui dottrina è la più esatta espressione della sua legge, perché chi la brandiva era animato dallo Spirito di Verità. Egli fu l’essere più puro che sia mai disceso sulla terra».
Veniamo ora alla Bibbia, laddove si trova il fondamento della illegittimità morale dello spiritismo, e dunque della illegittimità morale di consultare i morti. Ecco alcune citazioni a riguardo.
Il Levitico (19,31): «Non vi rivolgete ai negromanti, né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio».
Ancora il Levitico (20,6): «Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo».
Il Deuteronomio (18,10-14): «Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio e la sua figlia, né chi eserciti la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantesimi, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio».
Per quanto riguarda il Magistero della Chiesa, molti sono i pronunciamenti di condanna dello spiritismo.
Ricordiamo quello del Catechismo Maggiore di San Pio X: «Domanda. È lecito interrogare le tavole cosiddette parlanti o scriventi, o consultare in qualunque modo le anime dei trapassati mediante lo Spiritismo? Risposta. Tutte le pratiche dello Spiritismo sono illecite, perché superstiziose, e spesso non immuni da intervento diabolico, e perciò furono dalla Chiesa giustamente proibite».
Ricordiamo quello del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: «Domanda. Che cosa proibisce Dio quando comanda: “Non avrai altri dèi di fronte a me” (Esodo 20,2)? Risposta. Questo comandamento proibisce: [...] la superstizione, che è una deviazione del culto dovuto al vero Dio e che si esprime anche nelle varie forme di divinazione, magia, stregoneria e spiritismo [...]».

 

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