RELIGIONE
Vi presentiamo: L’Apocalisse con Don Dolindo
dal Numero 38 del 17 ottobre 2021
a cura della Redazione

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Per abbreviare il tempo di attesa, sui prossimi 8 numeri del Settimanale troverai alcuni brani scelti dal libro dell'Apocalisse commentato da Don Dolindo.

Perché, vi chiederete, dedicare una serie di articoli al commento dell’Apocalisse

La fine dell’Anno liturgico, verso la quale siamo diretti, propone alla meditazione dei fedeli i temi cosiddetti “escatologici”; le riflessioni del santo Sacerdote napoletano saranno allora un ottimo accompagnamento in queste settimane che precedono l’Avvento. Riteniamo però che anche in senso più esteso, il nostro sia un “momento particolarmente favorevole” per accostarsi all’ultimo Libro della Rivelazione. Vediamo in che senso.

«La meditazione sulla Sacra Scrittura è un dono del Signore in questi tempi in cui i valori delle cose umane mutano con tanta velocità e tanti miti, fondati sulla tecnologia, distaccata dalla morale, stanno scricchiolando. La stessa società vede cadere inesorabilmente impalcature e strutture che sembravano essenziali. Gli stessi sistemi che sembravano assicurare un benessere e un progresso economico senza confini sono scossi dalle fondamenta facendo così ricordare all’uomo che nulla è perfetto di quello che esce dalle sue mani. 

Tra questo inevitabile fluttuare delle cose umane si costata ogni giorno di più il valore del Verbum Domini, di quella parola del Signore, che è luce nel cammino, che segna e indica le vie di un progresso costruito sui valori intimi dell’uomo. [...]. Nei momenti drammatici, chi illumina la propria vita con la parola di Dio sa ritrovare sempre in essa quella distensione e quella pace che non tramonta mai. Nelle difficoltà individuali e sociali si comprende maggiormente l’attualità della parola di san Pietro al Maestro: “Da chi andremo Signore, tu solo hai parole di vita eterna” (cf. Gv 6,68)».

Così scriveva mons. Vittorio Maria Costantini, il vescovo che ha presentato a suo tempo la prima edizione di questo commento, e i Lettori si saranno accorti di quanto le sue parole, anziché datate, sembrino indirizzate a noi, sorpresi e costretti a vivere in fasi di “transizione” che, a causa di emergenze sanitarie o climatiche o politiche, mettono da parte o in discussione modalità di vita consolidate, ma anche valori prima giudicati intangibili, generando in chi non ha uno sguardo soprannaturale e una fede ben fondata, smarrimento, paura, in qualcuno disperazione.

Per noi cristiani è giunto il momento di reimparare a guardare al passato, al presente e al futuro con gli occhi della fede; alla storia del mondo e dell’uomo come l’attuazione di un grande progetto di amore, più forte degli smarrimenti, delle deviazioni e delle perversioni a cui si abbandona la libertà umana. Senza però chiudere gli occhi di fronte alla presenza del male: benché questo mondo sia stato strappato al Maligno, tuttavia Satana conserva, per permissione divina, la capacità di operare e di nuocere. La lettura dell’Apocalisse, di cui qui potremo presentare solo qualche passaggio, è perfetta per aiutarci a recuperare questo sguardo.

Tale lettura è sempre stata viva nella Chiesa dei secoli precedenti, mentre oggi è trascurata dai più, anche per la fatica di decifrare il linguaggio simbolico a cui non siamo abituati. Ci aiuta in questo Don Dolindo che, secondo mons. Costantini, «coglie le linee fondamentali e misteriose del Libro profetico; non si perde nei meandri delle figure, ma abbraccia con uno sguardo panoramico il disegno di Dio».

Infine, una nota di particolare interesse per tutti coloro che invocano e attendono l’era di pace annunciata dalla Madonna a Fatima: «L’Apocalisse commentata da Don Dolindo non solo accentua la visione escatologica del cammino della Chiesa, ma potenzia la fede e la speranza in un mondo che verrà (dal Credo). Né è aliena dal pensiero di Don Dolindo quell’interpretazione di alcuni scrittori e studiosi dell’Apocalisse secondo i quali le profezie e le descrizioni della città della pace e dell’amore non riguardano solamente la vita futura, la Gerusalemme celeste, ma avranno compimento in una certa misura anche in questo mondo, ove gli uomini vedrebbero di conseguenza non solo il compimento di alcuni passi dell’Apocalisse, ma una pienezza di realizzazione anche delle altre profezie bibliche, comprese quelle di Isaia (Is 11,6). In tal modo il regno di serenità e di pace del Messia avrebbe anche la sua fase terrena e la sua attuazione in questo mondo non solamente nella parte spirituale per mezzo della Chiesa e dell’opera intima dello Spirito Santo, ma diverrebbe consolante realtà anche nel campo umano e civile dopo le prove “apocalittiche” di sconvolgimenti e sventure che gli uomini si sarebbero procurati restringendo le finalità della vita solamente alla scienza, al materialismo gretto, all’avidità di guadagno la più insensata, che ha sconvolto anche l’equilibrio ecologico posto dal Creatore nel mondo.

La lettura e la meditazione dell’Apocalisse quale viene presentata da Don Dolindo sarà di soddisfazione intellettuale, di godimento spirituale e alla fine il lettore con animo sereno e gioioso potrà ripetere (con le stesse parole con cui si chiude il Libro e con esso tutta  la Sacra Scrittura) l’invocazione ripetuta tanto spesso dai primi cristiani: “Maran Atha”, “Vieni o Signore Gesù!”».

 

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