RELIGIONE
Inizia il Giubileo Lauretano “Maria Regina e Porta del Cielo”
dal Numero 48 del 8 dicembre 2019
di Giovanni Apollinare

Passare la Porta Santa significa simbolicamente varcare la porta della Salvezza, e i pellegrini che in quest’Anno giubilare si recheranno a Loreto, la potranno varcare sotto lo sguardo materno di Maria “Porta del Cielo”, là dove sono custodite le sacre mura nelle quali la Salvezza ha avuto inizio nella storia.

Quest’anno la solennità dell’Immacolata Concezione si arricchisce per tutti gli italiani di un’ulteriore occasione di grazia: l’apertura della Porta Santa in vista dello straordinario Giubileo Lauretano “Maria Regina et Janua Coeli” concesso da papa Francesco, dall’8 dicembre 2019 al 10 dicembre 2020, per commemorare i 100 anni dalla proclamazione della Madonna di Loreto “Patrona degli aviatori”.
Il titolo risale all’epoca della prima Guerra mondiale, quando i reduci di guerra chiesero al Pontefice allora regnante di poter beneficiare di una protezione speciale da parte della Beata Vergine. Erano gli anni dei primi voli e si invocava la protezione della Madonna di Loreto, ricordando piamente la sua Santa Casa che, secondo la tradizione, venne in volo da Nazareth in Italia “per mano degli angeli” molti secoli orsono. Il tema del volo, dunque, unisce la traslazione della Casa di Maria e i tragitti degli aviatori, creando un profondo legame.
Il legame è stato colto dal vescovo di Loreto mons. Fabio Dal Cin, che ne ha opportunamente indicato il significato spirituale nella Lettera pastorale indirizzata per l’occasione ai loretani e ai pellegrini dal significativo titolo Chiamati a volare alto: «La Santa Casa, trasportata in volo dagli angeli secondo l’antica tradizione, ha ispirato gli aviatori reduci della prima Guerra mondiale ad affidarsi a Maria quale loro principale Patrona. A quel tempo infatti gli aerei venivano popolarmente chiamati case volanti. Così papa Benedetto XV, il 24 marzo 1920, dichiarava la Beata Vergine di Loreto “Patrona principale presso Dio di tutti gli aeronauti”. [...].
Il volo degli aerei ispira anche la metafora della nostra esistenza: siamo chiamati a volare alto, perché il Signore ci vuole santi. La concreta realtà della nostra vita diventa ogni giorno la pista per decollare e volare alto. E se, ogni tanto, non ricordiamo più come si fa a volare, affidiamoci al Signore, che è pronto ad aiutarci e attingiamo alla sua forza per non arrenderci mai. Le vie della santità sono molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno. Tanti cristiani si sono santificati nelle condizioni più ordinarie della vita. È ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria».

In alto con Maria, Regina e Porta del Cielo

Nel paragrafo In alto con Maria, Regina e Porta del Cielo, il Vescovo Delegato si sofferma sui simboli dell’Anno giubilare: «Il logo e la preghiera del Giubileo riprendono l’invocazione delle Litanie Lauretane: Maria Regina e Porta del cielo. Maria ci porta a Gesù: a Lei possiamo affidarci perché ha condiviso fino in fondo il mistero della Redenzione del suo Figlio Gesù. Lo stupore di essere guardata da Dio ha colmato il suo cuore di fiducia e non ha esitato a dirgli il suo Sì. Lei ci esorta: “Fate tutto quello che Gesù vi dirà” (cf. Gv 2,5), per trasformare l’acqua della nostra quotidianità nel vino della letizia e della pace. [...]. Noi poveri peccatori la invochiamo ora e nell’ora della nostra morte, perché Lei è la Porta del Cielo, la portinaia celeste che ci prende per mano e rende possibile l’accesso a suo Figlio: per Mariam ad Jesum. Come Lei ci aiuta ad aprire la porta del nostro cuore a Gesù Salvatore, così a Lei continuamente accorriamo affinché il nostro volo proceda nella direzione giusta, fino a raggiungere il Cielo, sorretti dalla fede, dalla speranza e dalla carità».
Viene così ancora una volta ricordato a tutti i fedeli il ruolo materno e decisivo della Vergine Maria; ed il titolo dell’Anno giubilare fa suo uno dei simboli mariani più affascinanti ed espressivi di questa Mediazione materna, quello della porta – peraltro rievocante la Porta Santa, segno per eccellenza del Giubileo –, ben illustrato nel suo contenuto dottrinale e spirituale dagli antichi Padri della Chiesa.

Il simbolismo della Porta

Già il Patriarca di Gerusalemme san Sofronio vide nella porta del Tempio descritta dal profeta Ezechiele il simbolo di Maria: «Ezechiele ti ha preconizzato, o Casta, nella porta chiusa del Tempio che dischiude a tutti i disperati le porte della penitenza; perciò supplichevole ti prego, mostrami i sentieri che conducono ai pascoli dell’eterno riposo» (Triodium, lode XXX).
Il testo biblico cui si riferisce san Sofronio è il seguente: «[Lo Spirito] mi condusse poi alla porta esterna del santuario dalla parte di oriente; essa era chiusa. Mi disse: “Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c’è passato il Signore, Dio d’Israele. Perciò resterà chiusa”» (Ez 44,1-2).
Anche sant’Esichio († 450), presbitero gerosolimitano insigne per santità e dottrina, spiega bene il senso di questo simbolismo: «[Il profeta Ezechiele] ti nominò Porta chiusa, ma sita ad Oriente (Ez 44,2): a porte chiuse, infatti, il Re è entrato ed uscito da te; per questo ti chiamo Porta [...] sita ad Oriente: poiché dal tuo grembo, come da talamo regale, procede la vera luce che illumina ogni uomo. [...]. Il Re della gloria non aprì infatti le porte del tuo seno né allentò i vincoli della tua verginità con l’esser concepito e col venir partorito» (Omelia II sulla Madre di Dio).
Non c’è chi non veda la perfetta convenienza e, diremmo, un tocco magistrale della Provvidenza divina nel celebrare Maria come “Porta del Cielo” proprio nel luogo in cui si è avverato storicamente il passaggio divino dall’eternità al tempo, il contatto più intimo tra Dio e l’uomo, tra la terra e il Cielo. Nella Santa Casa custodita a Loreto, Maria Santissima ha pronunciato il suo Sì e concepito verginalmente il Verbo Incarnato, divenendo quindi anche fisicamente la Porta santa per la quale Dio è disceso sulla terra, attraverso la quale Dio è uscito per redimere il mondo ed indicare agli uomini la via per entrare nel Regno dei cieli. «Porta del Paradiso – esclamava san Pier Damiani –, Lei che ha donato Dio al mondo, ci ha aperto il Cielo!».

Per Mariam ad Jesum

La porta è un “passaggio mediano” tra due luoghi, che permette l’accesso dall’uno all’altro, in entrambi i sensi. Quella della Madonna è infatti non solo una mediazione discendente, perché attraverso di Lei Dio si è abbassato fino a condividere la nostra natura finita e passibile, e perché attraverso di Lei le grazie passano dal Cuore di Gesù fino a noi, ma anche ascendente, perché sempre attraverso di Lei le nostre preghiere salgono purificate al cospetto del suo Figlio Gesù.
La Madonna, dunque, è detta “porta” perché occupa un posto medio tra Gesù e l’umanità peccatrice. E poiché non è una porta di materia inerte, ma viva e spirituale, il passaggio attraverso di Lei avviene con la sua attiva partecipazione, la quale viene chiamata Mediazione materna (cf. San Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris Mater).
“Per Mariam ad Jesum”: il bel motto latino richiamato dal vescovo Fabio Dal Cin riassume tutto in poche incisive parole e invita a fare esperienza di questa realtà spirituale che con questo Giubileo Lauretano vuole essere davvero alla portata di tutti.
«Uniamo allora le nostre voci – esorta il Vescovo – al canto di lode e di gratitudine di Maria: “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,47). “Cantiamo la gioia di essere salvati” (cf. Sal 50) e di trovare in Lei l’indicazione più luminosa per lasciarci rinnovare dal suo Figlio Gesù. Lasciamoci prendere per mano dalla sua tenerezza di Madre per attraversare con umiltà la Porta Santa, che altro non è che Cristo Gesù. Sarà Lui a sollevarci in alto con la grazia dei Sacramenti restituendoci l’originaria bellezza; sarà Lui la luce che orienta il nostro cammino, la bussola per non smarrire la rotta del volo, la grazia da accogliere perché la nostra gioia sia piena (cf. Gv 15,11)». 
Con questi santi pensieri ed auspici, pellegriniamo anche noi verso il Colle lauretano, invocando la Vergine Immacolata con le parole di san Sofronio: «O porta chiusa di Dio, che solo il Signore ha varcato, dirigimi per i sentieri di Dio, ed aprimi le porte della salvezza, o Piena della Grazia di Dio! Poiché confido in Te, o Vergine, solo aiuto del genere umano» (Lode XXVII).