APOLOGETICA
Lo sbarco sulla Luna? Perché l’uomo ha un’anima immortale!
dal Numero 31 del 4 agosto 2019
di Corrado Gnerre

L’anniversario appena trascorso ha fermato l’attenzione di tutti sull’evento storico e sensazionale dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Ma c’è una domanda che nessuno si è posto: perché l’uomo è capace di tanto? Perché ha in sé un “qualcosa” che lo spinge ad andare “oltre”...

Cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna. L’uomo che riesce non solo a volare, ma ad andare oltre l’atmosfera terrestre per mettere piede su una terra che non è la Terra.
Si celebra questo avvenimento per la sua unicità e per la sua straordinarietà. Lo si celebra soprattutto come “tappa”, nel senso che si è convinti che ciò che è avvenuto cinquant’anni fa si ripeterà su altri suoli e in terre molto più lontane dalla Luna. E se questo ancora non è avvenuto è perché all’uomo non è convenuto, ma avverrà, se l’uomo lo vorrà.
Dunque, lo sbarco sulla Luna si celebra in questo senso, ma forse non tenendo presente ciò per cui veramente dovrebbe essere celebrato.
Prima abbiamo detto: «Se l’uomo vorrà...». Ed è qui la chiave: la volontà dell’uomo!
L’uomo non può tutto. Crederlo, sarebbe un’assurdità. Solo uno è onnipotente ed è Dio. Ma l’uomo può tanto. Non può tutto, ma può tanto. E in questo “tanto” si celano pericoli non indifferenti, tant’è che non tutto ciò che l’uomo può fare, è moralmente giusto che lo faccia (si pensi alle pratiche eugenetiche).
Ma l’uomo può tanto. Può sbarcare sulla Luna. Può volare nello spazio. Potrebbe mettere piede anche in zone più lontane della Luna.
Perché può così tanto?
Si risponderebbe elementarmente: perché l’uomo è dotato d’intelligenza. Certo. È così. Ma è una risposta insufficiente. Occorre capire cos’è l’intelligenza.
La parola “intelligenza” viene da “intus-legit”, che vuol dire “leggere dentro”, cioè “penetrare” le cose; non soffermarsi ad uno sguardo superficiale, che è anche quello degli animali, ma scoprire l’essenza del reale, concettualizzarlo, è chiedersene il perché.
Fu Socrate a scoprire filosoficamente la conoscenza concettuale. Tramite la “penna” di Platone, siamo stati invitati a riflettere sul tempo in cui Socrate attese la morte dopo aver preferito la morte piuttosto che l’esilio. Socrate aveva un corpo, ossa, muscoli, nervi, sangue... così come li hanno gli animali. Ma l’animale, incontrando il pericolo, istintivamente lo rifugge e scappa via. Se c’è uno spiraglio da sfruttare per sfuggire alla trappola, l’animale lo sfrutta senza pensarci... già! senza pensarci... perché l’animale non ha il pensiero. Socrate, invece, va oltre il suo corpo, i suoi muscoli, i suoi nervi, il suo sangue, perché pensa che la libertà non sta tanto nello sfuggire ad una “trappola”, bensì nel perseguire il bene di sé, anche se questo potrebbe comportare il sacrificio di sé.
Socrate va oltre, perché l’unico destino possibile dell’uomo che vuole rimanere fedele alla propria umanità è quello di andare “oltre”.
Chiediamoci: perché avviene questo? Perché l’uomo (e solo lui!) può vincere la pusillanimità che eventualmente lo costringe al benessere materiale come unico scopo e spazio vitale, per offrirsi invece al sacrificio, al rinnegamento di se stesso e offrirsi totalmente all’Ideale? Qual è la forza che riesce a fargli compiere questo “miracolo”?
È lo spirito! È la sua anima!
Tornando allo sbarco sulla Luna, molti in questi giorni si sono chiesti: un’impresa del genere quali vantaggi concretamente ha comportato? Gli addetti ai lavori hanno risposto che i viaggi spaziali hanno comportato molteplici progressi significativi, finanche nel campo delle protesi mediche. Ovviamente tutto vero. Ma c’è ben altro. Il lem che compì l’allunaggio in quel 20 luglio 1969 è un altro, ennesimo, “monumento” alla grandezza dell’uomo come unione di spirito e corpo.
Una grandezza che si impone con la sua indiscussa evidenza e manda in frantumi qualsiasi menzogna di riduzione biologista e materialista dell’esistere umano.