APOLOGETICA
La falsità di un Cristianesimo ostacolo per il progresso scientifico
dal Numero 6 del 10 febbraio 2019
di Corrado Gnerre

Il pensiero giudaico-cristiano afferma la positività della realtà creata e sostiene la centralità dell’uomo all’interno della creazione, legittimando la vocazione di quest’ultimo al dominio sulla natura. Tale concezione è stata la culla dello sviluppo scientifico e tecnico.

Tra le varie accuse che si fanno alla Chiesa vi è anche quella di affermare che essa storicamente si sarebbe opposta al progresso scientifico-tecnologico.
Come si deve rispondere? Niente affatto!
Se l’Occidente è l’Occidente e se esso si è contraddistinto come il “terreno” da cui è partito il vero sviluppo scientifico-tecnologico, ciò è proprio grazie (e non malgrado!) il Cristianesimo.
Ci sono almeno due elementi da tenere in considerazione. Il primo è storico. Il secondo è teologico-culturale.
Per il primo (quello storico) va detto a chiare lettere che il processo di “planetarizzazione” del mondo è iniziato dal bacino del Mediterraneo. C’è chi dice che sia stata la cultura greca, e non quella cristiana, ad indirizzare la civiltà mediterranea ed europea allo spirito scientifico e tecnologico. Ciò è falso e lo si può dimostrare facilmente. Il contributo del pensiero greco è stato certamente importante, ma non determinante. Nel periodo in cui questo pensiero era protagonista nel bacino del Mediterraneo, in Mesopotamia vi era un grado di sviluppo della tecnica non certo inferiore, anzi per alcuni versi anche superiore a quello greco e a quello dell’intero contesto mediterraneo. Fu dopo il diffondersi del Cristianesimo che nel bacino del Mediterraneo si ravvisò un’evidente accelerazione del progresso tecnologico. Nella Grecia antica la conoscenza scientifica non sempre si accompagnava alla necessità della ricerca per migliorare le condizioni materiali di vita. Ciò valeva anche per Aristotele e per lo stesso Archimede, malgrado le macchine di quest’ultimo fossero assai sofisticate e per certi versi anche moderne.
Veniamo adesso al dato teologico-culturale, che è quello che spiega.
Nella cultura cristiana, per una specifica antropologia e per il mistero dell’Incarnazione, è assente la demonizzazione del corpo e delle realtà materiali. E la tecnologia è quella manifestazione dell’umano che serve proprio al miglioramento delle condizioni materiali di vita. Il mistero dell’Incarnazione va ad inserirsi su un’antropologia – che è già quella dell’ebraismo – che valorizza l’individualità e soprattutto l’unitarietà dell’individuo. Il «Dio disse» e il «Dio vide che era cosa buona» del libro del Genesi evidenziano la volontarietà del gesto creatore, in contrapposizione a visioni gnostiche – diffuse nelle culture pagane – ove la nascita del mondo e delle realtà corporali figurano come conseguenze di una “caduta”, di un gesto non voluto da parte del divino. Questa antropologia biblica non si limita a valorizzare la positività del creato, ma anche la centralità dell’uomo all’interno della creazione... «E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”» (Gen 1)... e quindi la legittimità dell’uomo di dominare la natura... «e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo» (Gen 1).
A questo poi deve aggiungersi che nel pensiero cristiano l’accettazione di una logica realista – per esempio il principio di non contraddizione –, e quindi il riconoscimento dell’oggettività della verità, rende possibile – e di molto – l’indagine scientifica. Afferma l’astronomo Jaki nel suo Dio e i cosmologi: «[Il Cristianesimo, introducendo la distinzione fra] il soprannaturale e il naturale permise [...] di considerare [tutta la natura] governata dalle stesse leggi». Infatti, se ci si convince che la natura è una manifestazione del divino – convinzione dominante nell’epoca precristiana – essa diventa “intoccabile”. Non così con la concezione giudaico-cristiana, laddove la natura si presenta come realtà creata e, quindi, modificabile dall’uomo.
Tutto ciò trova conferma nel fatto che i secoli del basso Medioevo, epoca che si è volutamente costruita sulla Fede cristiana, furono secoli di grande sviluppo scientifico-tecnologico. Un famoso storico della scienza, il francese Jean Gimpel, arriva a dire che in questo periodo vi fu una vera e propria rivoluzione industriale. Così scrive: «La prima rivoluzione industriale risale al Medioevo. I secoli XI, XII, XIII hanno creato una tecnologia sulla quale la rivoluzione industriale del secolo XVIII si è appoggiata per il suo sviluppo. [...]. In Europa, il Medio Evo ha sviluppato in tutti i campi l’uso delle macchine, più di qualsiasi altra civilizzazione. È uno dei fattori che più determinano la preponderanza dell’emisfero occidentale sul resto del mondo». Dunque, Gimpel lo dice chiaramente: grazie al Medioevo cristiano si è avuto la preponderanza dell’emisfero occidentale sul resto del mondo. Altro che Chiesa contro la scienza!