ATTUALITÀ
Quando la scuola scavalca la famiglia...
dal Numero 30 del 29 luglio 2018
di Lazzaro M. Celli

Troppo spesso nelle attività scolastiche o educative, invece di allearsi con la famiglia nell’educazione delle giovani generazioni, ci si sente in diritto di esercitare un insegnamento alternativo e indipendente, esautorando ed emarginando i genitori per quanto riguarda i contenuti e le modalità educative da adottare, come è successo a Casalecchio.

L’infelice scelta delle educatrici di un centro estivo per bambini dagli 1 a 6 anni, situato in Casalecchio, di festeggiare nelle aule scolastiche il Gay Pride svoltosi nella vicina Bologna, ci obbliga a qualche doverosa riflessione.
Il primo punto che sembra fondamentale attiene il rapporto tra scuola, o centri che svolgono attività educative, e famiglia. Quanto deciso dalle educatrici che lavorano a Casalecchio è stato messo in pratica senza alcuna preventiva informazione e consenso da parte dei genitori dei bambini, facendo della famiglia, principale attore educativo, la grande esclusa.
Ciò che è accaduto è espressione di un modus operandi consolidato nella prassi, frutto di una complessa crisi educativa, già individuata e considerata addirittura un’emergenza da papa Benedetto XVI.
La crisi attuale, la cui scaturigine è nel rifiuto dei principi morali perenni che hanno guidato l’umanità civile nei secoli, vede la scuola e la famiglia come due realtà contrapposte. L’idea di un patto educativo tra scuola e famiglia, di una scuola come luogo di continuità dell’educazione familiare, a condizione che quest’ultima fosse ispirata a quei principi morali perenni, è stata decisamente eclissata. Allo stato attuale il rapporto tra scuola e famiglia è caratterizzato dalla contrapposizione. Potremmo dire che non solo gli insegnanti, in linea generale, vedono i genitori negativamente, come fastidiosi interlocutori che aggravano il loro lavoro, ma anche i genitori vedono gli insegnanti sfavorevolmente, come stipendiati nullafacenti, categoria privilegiata, che non si impegna a sufficienza per i propri alunni.
L’altro atteggiamento emergente è un senso di rassegnazione e di rilassatezza, proprio di chi lascia che le cose vadano come vadano, preoccupandosi, al più, solo che i propri figli capitino in una classe buona piuttosto che in una non buona; ciascuno cura solo il proprio orticello, trovando soluzioni di compromesso, accomodanti, contingenti. Con queste premesse, però, prima o poi le contraddizioni escono allo scoperto e lo scontro diventa inevitabile. Questa volta, forse per il cambiamento politico in atto, la protesta dei genitori del Centro di Casalecchio non è restata circoscritta tra le mura di un paese, è arrivata fino al Ministro della Famiglia, che ha manifestato non solo la sua indignazione, ma anche quella dei tanti genitori che si sentono quotidianamente oppressi dalla prepotenza di una cieca ideologia che sta cercando di operare un’epocale rivoluzione antropologica, senza risparmiare perfino i bambini dall’indottrinamento, sottraendoli all’educazione familiare, come hanno fatto e fanno gli Stati totalitari.
Nel corso di questa disonorevole iniziativa, i bambini hanno riferito che sono stati letti anche due libri. Uno di Michaël Escoffier, dal titolo Buongiorno Postino. Si tratta di una favola che in tempi normali non avrebbe destato alcuna preoccupazione, ma oggi, che il modello di famiglia tradizionale è avversato dalla cultura postmoderna a vantaggio di una gamma vaga di accoppiamenti definiti impropriamente famiglia, risulta facilmente strumentalizzatile dal pensiero connivente a quello dei gruppi LGBT. Molto peggio il secondo libro dal titolo Piccolo Uovo, scritto da Francesca Pardi. L’autrice, omosessuale dichiarata, vive con la sua compagna, alla quale è unita con matrimonio civile, e con quattro bambini. Nel suo libro, Piccolo Uovo chiede cosa sia una famiglia e, servendosi della metafora del mondo degli animali, i piccoli lettori apprendono che famiglia è anche quella con due mamme o con due papà. È ovvio, è naturale che la teoria del gender è più che adottata e tradotta in un linguaggio tale da inculcare questa falsa idea di famiglia nelle menti dei più piccoli.
Siamo in un momento decisivo della storia dell’umanità. Dovremmo tutti comprendere la gravità del periodo che stiamo attraversando. Siamo allo scontro “finale”, secondo le parole di una suora vissuta santamente. E se pur non vogliamo prestare attenzione alle analisi sociologiche, accogliamo almeno le parole di quelle persone che hanno dedicato la loro vita a Dio su questa terra. Mi riferisco alla veggente di Fatima, Lucia dos Santos, la quale, in una lettera di risposta al cardinal Carlo Caffarra, scriveva che: «Lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio». Nella stessa esortava l’alto prelato ad andare avanti senza paura perché chiunque si fosse battuto per la santità del matrimonio e della famiglia sarebbe stato combattuto. Ovviamente suor Lucia si riferiva alle famiglie con un papà e una mamma e non ad altri tipi di unione.
Questo spinga pure a riflettere che non è possibile dichiararsi cattolici e poi essere a favore delle famiglie arcobaleno. Sarebbe come pretendere di porre sullo stesso piano Dio e il demonio.
Consolante la conclusione di quella lettera quando suor Lucia ricorda che al diavolo: «La Madonna gli ha già schiacciato la testa».