MARIA SS.MA
San Francesco tre volte mariano. Nella fondazione, nella vita, negli scritti
dal Numero 40 del 11 ottobre 2015
di Rito Cascioli

Nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli è nato l’Ordine francescano, là sono racchiusi i due tesori più sublimi e cari al cuore di San Francesco: la Madonna e la povertà.

Considerare la figura di san Francesco significa accostarsi a una personalità e santità poliedrica di immenso valore spirituale che ha avuto notevole e benefico influsso sulla fisionomia religiosa, sociale e culturale dell’Italia del XIII secolo e che, ora, non per nulla veneriamo quale Patrono d’Italia assieme alla grande Caterina da Siena.
Oggi, ma già da qualche decennio, assistiamo a una sorta di revival francescano per il quale l’immagine di san Francesco è divenuta molto popolare. Carica dei significati più disparati che vanno dalla filosofia all’ecologia, dall’ecumenismo al liberalismo, la figura di “Francesco” è a tutti familiare mentre, paradossalmente, San Francesco d’Assisi rimane sconosciuto.
Sono diversi oramai, soprattutto in ambito teologico e francescano, gli studiosi che hanno avvistato e denunciato questa separazione, operata da scuole di pensiero filoprotestanti e moderniste di primo ’900, tra il cosiddetto “Francesco delle Fonti” (che sarebbe a loro dire una manipolazione della Chiesa) e il “Francesco storico” con la conseguente proposta di un san Francesco artefatto, distante il più possibile da quello che l’agiografia cattolica ci ha consegnato. Ciò non solo sta indebolendo la vita francescana nella sua tradizionale espressione forte di otto secoli di vita, ma rischia di compromettere del tutto l’eredità spirituale che san Francesco ha consegnato alla storia e alla Chiesa e che perciò è patrimonio della Cristianità.  
Si è resa necessaria pertanto una riscoperta a tutto campo del Santo Patriarca d’Assisi, con la diffusione della sua immagine reale e leale nei vari ambiti storico, teologico e spirituale.
In questa sede, tra i tanti, vorremmo proporre un lato forse maggiormente ignorato: la marianità; in particolare la marianità presente nella fondazione dell’Ordine minoritico, nella sua vita personale e nei suoi scritti.


Caput et Mater

La “terra santa” del Francescanesimo, ove ebbe origine e primo sviluppo, è naturalmente Assisi, nel mezzo della valle spoletana; ma a voler essere più esatti si deve dire che esso ebbe origine in una porziuncola di questa ridente cittadina umbra. In una “piccola porzione” di terra, di proprietà benedettina, sorgeva l’umile chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli, che san Francesco per comando divino aveva da poco restaurato; e qui precisamente, non altrove, l’Altissimo Onnipotente Bon Signore volle rivelare al suo eletto i caratteri di una vocazione e missione eccezionale.
Le Fonti storiche narrano che «mentre un giorno ascoltava devotamente la Messa degli Apostoli [nella chiesa della Porziuncola], sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo: “Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture, non abbiate bisacce da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone”. Questo udì, comprese e affidò alla memoria l’amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo di indicibile letizia, esclamò: “Questo è ciò che desidero, questo è ciò che bramo con tutto il cuore!”. Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonachetta, butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata agli apostoli» (Fonti Francescane, n. 1051).
Quest’importante elemento storico-geografico, lungi dall’essere di mero contorno, è la chiave d’ingresso a una realtà spirituale connaturale ad ogni Francescano, che si trasmette “geneticamente”, non sempre necessariamente avvertita, di generazione in generazione: la vita francescana è intrinsecamente mariana. San Bonaventura, conoscente e biografo ufficiale del Santo, coglie per primo questa identità quando scrive: «Nella chiesa della Vergine Madre di Dio dimorava, dunque, il suo servo Francesco e supplicava insistentemente con gemiti continui Colei che concepì il Verbo pieno di grazia e di verità, perché si degnasse di farsi sua avvocata. E la Madre della misericordia ottenne con i suoi meriti che lui stesso concepisse e partorisse lo spirito della verità evangelica» (ibidem).
Risalta così al principio del carisma di vita evangelica ispirato a san Francesco a favore della Chiesa e per la Gloria di Dio, l’intervento diretto e personale della Madonna ed anzi, stando alle parole del Dottore Serafico, esso è frutto di un’interazione d’amore espressa nell’accorata supplica di san Francesco alla Vergine e nella seguente risposta della Madre divina che ne ottenne con i suoi meriti la nascita. Dunque la predilezione di Francesco per la Vergine Santa e ancor più della Vergine per Francesco fu feconda di questa novella Famiglia religiosa.
La chiesetta, detta Porziuncola, venne da subito considerata caput et mater, terra natale e grembo dell’Ordine Francescano e «il Santo amò questo luogo più di tutti gli altri luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l’umiltà degli inizi; qui progredì nelle virtù; qui raggiunse felicemente la mèta. Questo luogo, al momento della morte, raccomandò ai frati come il luogo più caro alla Vergine» (FF 1048).

Formam et exemplum

Tale scelta assoluta e irrevocabile da parte del Poverello, risponde perfettamente alla coscienza che egli aveva della Mediazione straordinaria di Colei che volle come Avvocata per sé e per i suoi frati. Si legge infatti che, non appena ebbe i primi compagni, «Francesco, pastore del piccolo gregge, ispirato dalla grazia divina, condusse i suoi dodici frati a Santa Maria della Porziuncola, perché voleva che l’Ordine dei minori crescesse e si sviluppasse, sotto la protezione della Madre di Dio, là dove, per i meriti di Lei, aveva avuto inizio» (FF 1072).
Difatti, tutte le susseguenti tappe di crescita e sviluppo dell’Ordine minoritico ebbero luogo a Santa Maria degli Angeli: qui san Francesco consacrò Santa Chiara, fuggita dalla casa paterna la notte della Domenica delle Palme del 1211/’12, dando inizio al Second’Ordine Francescano. In questo stesso luogo venivano accolti i nuovi Frati e si svolgevano i raduni capitolari nel giorno della Pentecoste. Da qui partirono numerosi Frati Minori per le terre di Missione, come pure lo stesso Santo, e qui tornavano per corroborare lo spirito. Accanto a questa chiesetta volle infine morire il Serafico Padre e ancor oggi è possibile visitare, a pochi passi dalla Porziuncola, la Cappellina del transito, entrambe racchiuse nell’unica Basilica cinquecentesca voluta da San Pio V.
Ultima prova della vitale importanza di Santa Maria degli Angeli per i Francescani la dà, ancora una volta, il Serafico Padre che, espulso malamente da Rivotorto (prima dimora), se ne uscì con tutti i Frati in gran scioltezza perché «nihil volebat proprietatis habere, ut omnia posset in Domino plenius possidere» (FF 398), ma quando si trattava della Porziuncola non voleva che i Frati la abbandonassero per nessuna ragione: «Guardatevi, figli miei, dal non abbandonare mai questo luogo. Se ne foste scacciati da una parte, rientratevi dall’altra, perché questo luogo è veramente santo e abitazione di Dio. Qui, quando eravamo pochi, l’Altissimo ci ha moltiplicati qui ha illuminato con la sua sapienza i cuori dei suoi poverelli [...]. Perciò, figli, stimate degno di ogni onore questo luogo, dimora di Dio, e con tutto il vostro cuore, con voce esultante qui inneggiate al Signore» (FF 503).
La modesta costruzione antica apparve a san Francesco a misura della povertà di Cristo e di Sua Madre a Betlemme e a Nazareth, e dunque magnificamente idonea a ospitare i Frati chiamati a far professione di povertà evangelica. In essa giacevano uniti in mistico connubio i due capisaldi della sua vocazione e fondazione, la Madonna e la povertà. Nella Legenda perugina si dice che «fu molto felice il Santo che ai frati fosse donato quel luogo, soprattutto perché la chiesa portava il nome della Madre di Dio, perché era così povera...» (FF 1552).
Alla luce di queste due note speciali, egli definiva questo luogo “formam et exemplum” della vita evangelica dei Frati – titolo che per altro era solito dare a se stesso –, desiderando che «fosse sempre custodito come specchio dell’Ordine in umiltà e altissima povertà, riservandone ad altri la proprietà e ritenendone per sé ed i suoi soltanto l’uso» (FF 604), e difatti passò alla storia dei secoli seguenti come il primo “Santuario della fedeltà alla Regola”.

In un’unica predilezione

Non si stancava di raccontare ai frati «di aver appreso per rivelazione divina che la Beata Vergine tra tutte le chiese costruite in suo onore nel mondo, aveva un amore speciale per quella, e perciò anche il Santo la amava più di tutte le altre» (FF 605). In questo testo del Celano brilla con indubbia chiarezza come san Francesco si sentisse spinto con semplicità filiale ad amare tutto ciò che sapeva amato da Maria. Ma non solo.
Vi è tra gli studiosi chi ha potuto affermare che l’animo contemplativo d’indole mistica di san Francesco coglieva con rapido passaggio e ferma intuizione il nesso soprannaturale tra un simbolo e la sua realtà (si pensi al suo riferire a Cristo qualunque bisogno scorgesse nel prossimo, a Dio qualunque bellezza creata, ecc.). Per questo nelle sue espressioni e nei suoi comportamenti egli tendeva a unificare e quasi identificare ciò che altri normalmente distinguono: e così Santa Maria degli Angeli era per lui più della chiesetta riparata, culla dell’Ordine, era la Persona di Maria stessa, presente in quel Santuario, che nessun vero suo figlio avrebbe mai dovuto lasciare. In quella Casa mariana volle trascorrere, in certo senso, tutta la sua vita, per restare sempre alla Presenza materna di Maria.
La conclusione potrebbe sembrare ardita, ma non lo è, comprovata dalle Fonti antiche e da recenti studi: «Come Gesù è stato fatto ed è nato da Maria Vergine con la sua discendenza, che è il Cristianesimo, così san Francesco d’Assisi, novello Gesù, è stato fatto da Maria Santissima con l’intera sua discendenza che è l’Ordine serafico. Unica è la radice, dunque, unico il grembo vergine, unica la culla: Maria, la Madre Semprevergine, è sempre all’origine dei figli» (Padre Stefano M. Manelli, Spigolando nelle Fonti Francescane, in Annales Franciscani, 2006, pp. 28-29).  

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