MARIA SS.MA
La felicità di esser figlio di Maria
dal Numero 32 del 16 agosto 2015
di G. Schryvers da “Anime fidenti”

L’anima cristiana, che ama con tenerezza filiale la Vergine Santa, sperimenta la felicità profonda di sentirsi amata da un amore materno grande e soave, non astratto, ma concreto e al tempo stesso divino e umano, spirituale e sensibile, amore che solo il Cuore di Colei che è stata Madre di Dio può donare.

Nel Cristianesimo v’è una gioia speciale che non troviamo altrove. È la gioia del cristiano di chiamare la Madonna sua madre.
Tal gioia è, al tempo stesso, fierezza, perché questa Madre è immensamente grande e santa, elevata sopra a tutte le altre creature; è anche tenerezza, perché questa Madre ama, Ella stessa, incomparabilmente; infine, è fiducia illimitata, perché questa Madre è buona, buona al di là di ogni dire.
La gioia dell’anima cristiana nel ripetere alla Santissima Vergine: Tu sei mia Madre, è mista, dapprima, ad un sentimento di fierezza.
La Santissima Vergine nostra Madre è anche la Madre, la degna Madre, di Gesù.
Gesù, esiliandosi sulla terra, la creò appositamente perché tenesse il posto, presso di Lui, di tutta la Corte celeste; le dette dunque un Cuore capace, per estensione, profondità e tenerezza, di comprendere e consolare il Suo.
Il Padre celeste ne fece la Figlia prediletta, esaurendo, in qualche modo, la sua sapienza, la sua potenza, la sua eternità nel pensare a Lei e prepararla alla dignità di Madre del Figlio di Dio.
Lo Spirito Santo, a sua volta, l’ornò come Sposa dilettissima con l’infinita misura dei suoi doni, l’arricchì di tutte le grazie.
La fece Immacolata, sola creatura esente dal peccato originale e da tutte le sue tristi conseguenze. La conservò, con privilegio unico, in un’innocenza assoluta che eclissa quella di tutti gli Angeli.
Gesù la riscattò con gelosa tenerezza, prima di qualunque colpa, per i meriti futuri del suo Sangue. La destinò così, in qualche modo, ad assicurare Lei sola con la sua bellezza, la sua purezza, la sua santità, il frutto della Redenzione al mondo intero.
Questa sublime creatura fu quindi associata a Gesù nella Redenzione del mondo, costituita dal suo proprio Figlio, Mediatrice universale di tutte le grazie date agli uomini e destinata ad essere loro dispensatrice a ciascuno in particolare. Ella fu proclamata Madre spirituale dell’umanità, incaricata da Dio di generare alla vita soprannaturale tutti gli uomini, di nutrirli, guarirli dei loro mali, proteggerli, assisterli alla loro morte e introdurli nel mondo della gloria.
Questa Madre incomparabile, non è soltanto grande, immacolata, ma sa amare ed è soave, compassionevole, umile, accessibile a tutti; ma in Essa l’amore è infinitamente più perfetto, più penetrante e più tenero, perché le sue facoltà di intelligenza, di volontà e di cuore, sono di una perfezione e di una delicatezza incomparabili. In Lei, l’amore per noi è proporzionato all’amore che Essa porta a Dio. Lo stesso Cuore materno che ha amato Gesù sulla terra continua ad amarlo in ciascuno di noi e si sforza di farvelo crescere.
In Essa, amare è amare con tutto il suo Cuore materno, amare con la volontà e con il sentimento, con quell’anima spirituale così completamente immersa in Dio e con quel Cuore umano così interamente rivolto verso di noi.
L’amore della Madonna non è un amore astratto. No! È un amore concreto, soprannaturale e naturale al tempo stesso, divino e umano, spirituale e sensibile. La sua Persona intera ci ama. La Madre di Gesù è la nostra, la Vergine Immacolata tutta santa e infinitamente condiscendente, ci ama ciascuno in particolare, come se fossimo soli sulla terra.
Ah! Abbiamo noi pure il diritto di rallegrarci e di amare, alla nostra volta, la Santissima Vergine con tenerezza filiale.
I protestanti hanno eliminato dalla loro vita questa sorgente d’intima felicità, rinnegandola quale loro Madre. I giansenisti hanno deplorato l’amore tenero e fiducioso che i figli della Chiesa Cattolica attestano a Maria, ed hanno voluto raffreddare, nei cuori credenti, questa devozione spontanea che fa l’incanto della loro pietà. Ma i loro sforzi sono stati vani. Tutti i veri figli della Chiesa hanno votato alla Madre celeste un culto filiale.
È vero che tra i fedeli vi sono gradi distinti e sfumature diverse nell’affetto che portano alla Madonna. Alcuni le attestano più venerazione che amore, più rispetto che fiducia; altri la servono più con l’intelligenza che con il cuore.
Questo amore è buono, senza dubbio, ma le anime fidenti non possono accontentarsene.
Vi è, infatti, un amore più alto, comunicato dal dono della Pietà: è l’amore pienamente filiale e interamente fiducioso. Lo concede Gesù, facendo l’anima partecipe del proprio Spirito di amore, della propria tenerezza filiale per la Madre sua.
Le anime che aspirano alla santità non dovrebbero mai stancarsi di chiedere questo amore.
Poiché la Madre Celeste ci ama con amore personale che abbraccia tutta la sua essenza soprannaturale e naturale, la sua anima e il suo Cuore sensibile, perché non potremmo noi, suoi figlioli, amarla egualmente?
Poiché Gesù con infinita delicatezza ce l’ha data per Madre, perché non potremmo avere verso di Lei l’abbandono e la fiducia di figli affettuosi?
Gesù non ha messo alcun limite alla sua tenerezza filiale; vuole, perciò, che neppur noi lo mettiamo, dovendo tenere il suo posto, presso di Lei.
Oh! Quanto Essa è lieta, in seno alla sua felicità sconfinata, di poter dire che in questa lontana terra, in questo luogo di esilio e di lacrime, vi sono povere creature umane, continuamente in lotta con le tentazioni e le prove della vita, che passano il loro tempo a pensare a Lei, ad amarla e chiamarla loro Madre!
Ma la nostra gioia di essere figli di Maria, non è fatta soltanto di fierezza e di tenerezza; è penetrata, altresì, da un sentimento di filiale e assoluta fiducia, perché la Madonna è una Madre immensamente buona.
Oh! La madre terrena non ha bisogno di essere stimolata per essere buona verso il figlio al quale ha dato la vita. Così la Madonna non ha bisogno di far violenza al suo Cuore per essere compassionevole e misericordiosa verso i suoi figli, anche i più disgraziati. È una Madre, dunque buona. È una Madre divina, dunque è incomparabilmente buona. E il privilegio materno di poter essere buona e generosa costituisce la sua felicità.
Quale gioia intima, quale felicità profonda per una madre terrena, sentire le piccole braccia del suo neonato stringerla, sentire la manina di lui nascondersi nella sua mano materna.
La madre gode immensamente di suo figlio più che questi goda di sua madre. Ha la gioia di aver dato a quella creaturina tutto quello che ha, e il bambino ha solo la gioia di ricevere.
La madre ha la felicità di amare coscientemente, perdutamente, in modo assolutamente disinteressato, e il figlio non ha altro che la felicità spesso incosciente di essere amato. Oh! Madre felice!
Mia buona Madre Celeste, tu godi, dunque molto più di essere mia Madre, di quello che possa godere io di essere tuo figlio.
L’amore che mi porti, ti procura più intimo godimento di quello che potrebbe procurarmi la dolce sicurezza di essere amato da Te.
È dunque, innanzi tutto, per farti piacere, che mi abbandonerò nelle tue braccia, che ti rimetterò i miei pensieri, la mia volontà, i miei desideri, il mio avvenire e la mia eternità, che ti rivolgerò le mie preghiere infantili, anche le più ardite.
O Maria, Madre mia, concedimi la grazia di attuare pienamente gli eterni disegni di bontà che Dio ha formato su me, di arrivare, nonostante le mie innumerevoli infedeltà, al grado di amore che Gesù mi ha preparato. Concedimi di passare dal tempo all’eternità con la fiducia filiale e con la serenità del fanciullo che si addormenta sul seno materno.
Come mi sono gettato nelle tue braccia durante la mia vita senz’altro pensiero, così farò per l’eternità.
Concedimi la grazia, in quell’ora estrema, di dimenticare me stesso e i miei interessi, e di unire la mia morte al Sacrificio di Gesù sulla Croce e su tutti gli altari del mondo, per la gloria del Padre Celeste.
O Madre mia, quando in quegli ultimi istanti, l’inferno mi suggerirà dubbi o timori, gli risponderò, con il tuo aiuto: «In his quae Patris mei sunt, oportet me esse: Devo occuparmi delle cose del Padre mio» (Lc 2,49).
E se mi dimenticassi di dirlo, Madre mia amatissima, Tu me lo ricorderai. Allora, mi circonderai tanto con la tua bontà, occuperai talmente tutte le mie facoltà, con pensieri e sentimenti di fiducia, che l’inferno si ritirerà confuso e mi lascerà, per l’eternità, fiducioso nelle tue braccia. Così sia.
Laudetur Iesus et Maria semper Virgo, nunc et semper.