MARIA SS.MA
L’Ave Maria, latte dell’anima
dal Numero 46 del 29 novembre 2020
di Padre Stefano M. Miotto, FI

«Vincoli misteriosi uniscono la vita del figlio a quella della mamma, nell’ordine naturale come in quello soprannaturale... Quanto più l’anima terrà le labbra dei suoi desideri applicati al seno materno di Maria, tanto più il latte dell’amore divino sgorgherà dal Cuore della Madre in quello del figlio».

Il cristiano deve stare unito a Maria come un figlio in braccio a sua madre, stretto al suo cuore. Questa unione è possibile solo grazie a una preghiera incessante, a un ricorso assiduo alla nostra Madre Immacolata. La preghiera dell’Ave Maria deve fiorire di continuo sulle nostre labbra e accompagnarci lungo tutta la nostra giornata. Questa unione si può realizzare facilmente con la recita fedele del Rosario.

Giuseppe Schryvers descrive questa unione tra la Madre e noi suoi figli con delle espressioni stupende: «Vincoli misteriosi, meravigliosamente stretti, uniscono la vita del figlio a quella della madre; sembra che la loro vita sia una sola e medesima vita. Così nell’ordine soprannaturale [...]. L’anima può stringere più fortemente i vincoli che l’uniscono alla sua Madre celeste e, nella medesima proporzione, ricevere da essa maggiori grazie. Quanto più terrà le labbra dei suoi desideri applicati a quel seno materno, tanto più il latte dell’amore divino sgorgherà dal Cuore della Madre in quello del figlio. [...]. Ti basta rimanere unito alla Santissima Vergine con una preghiera continua, con il desiderio incessante di ricevere in te la vita di Gesù.
Torna bambino, umile, piccolo [...], in tal modo appoggiato a tua Madre salirai in alto quanto Lei [...]. Il suo ufficio è di essere buona con te, di amarti, di vigilare su di te [...]. Lasciale la cura e la consolazione di cullarti nelle sue braccia, di nutrirti con il suo latte, di scegliere per te quello che più conviene ai tuoi bisogni».

Il compito della Madonna è quello di essere buona con noi. Quanto più assidua sarà la nostra preghiera, tanto più profonda sarà la nostra unione con Lei. Per questo motivo, san Pio da Pietrelcina recitava di continuo il Santo Rosario e, con questa preghiera incessante, otteneva numerosissime grazie per tutti i suoi figli spirituali. Padre Pio aveva compreso benissimo che tutte le grazie scorrono dal Cuore dolcissimo di Maria fino a noi. Aveva capito la cosa più importante e non perse neppure un istante di tempo, moltiplicando i suoi Rosari fino all’inverosimile.

Il Rosario è quella preghiera che, più delle altre, ci consente di essere piccoli bambini tra le braccia della più tenera tra le madri, nutriti incessantemente con il latte della grazia divina. Questa unione con la Madonna, inoltre, è la migliore garanzia di perseveranza nel bene. Così si esprime l’Autore sopra citato: «Quando la Madonna ha fatto capire ad un’anima come debba restare unita a Lei per mezzo di una preghiera continua, quest’anima possiede il pegno più sicuro della futura santità. Tutti gli altri segni, infatti, possono ingannare. Se uno facesse miracoli e non avesse la santa abitudine di ricorrere continuamente alla Madonna, non potremmo essere sicuri della sua perseveranza. [...]. Il figlio di Maria si sforzerà dunque di non omettere mai la recita del Rosario, siano pure urgenti le sue occupazioni. [...]. Solo o in compagnia, chiuso nella camera o attraverso le vie della grande città, nel silenzio della solitudine o nel rumore e nel tumulto delle riunioni pubbliche, il figlio di Maria mormora in silenzio l’Ave Maria. So bene che spesso questa preghiera non può fare a meno di essere distratta, ma la Madre non guarda se non alla buona volontà».

La preghiera dell’Ave Maria si può paragonare a una pioggia benefica che irrora la nostra anima e la rende feconda. Tante volte siamo nervosi e intrattabili e la causa di tutto questo sta nel fatto che non abbiamo pregato bene al mattino, o non abbiamo pregato per niente. Viceversa, se fin dal mattino scenderà sul nostro cuore questa celeste rugiada dell’Ave Maria, riusciremo ad affrontare meglio il peso della nostra giornata, con grande pace del nostro cuore... e di chi ci sta attorno.

Quando possiamo, ritiriamoci in qualche santuario mariano, magari piccolo e silenzioso, o davanti a qualche immagine mariana e lì, in una preghiera più intensa, diamo libero sfogo al nostro cuore di figli. In questi colloqui, chiediamo alla nostra Madre celeste la grazia di sentire fortemente dentro di noi la necessità di pregare sempre e di non separarci mai da Lei. Dal ricorso continuo a Lei, come abbiamo riportato nel brano sopra citato, dipenderà la nostra perseveranza e, pertanto, la nostra salvezza eterna.

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