MARIA SS.MA
Consacrarsi a Maria. Breve storia di una pratica antica
dal Numero 18 del 5 maggio 2019
di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Fin dai primi secoli, il donarsi fiduciosamente alla Madre di Dio è stato percepito e sentito dal popolo cristiano come un atteggiamento fondamentale per la vita di fede dei battezzati, benché non se ne sia avuta subito una formalizzazione.

La consacrazione alla Madonna: di cosa si tratta? In breve la si può definire la perfetta donazione di se stessi alla Madonna perché Ella disponga interamente di colui o colei che le si consacra, dipendendo da Lei come un piccolo bimbo dalla sua madre.
La consacrazione a Maria ha radici anzitutto nella Sacra Scrittura: l’evangelista san Giovanni ci fa sapere che fu proprio Gesù il primo a consacrare a sua Madre il genere umano quando, dall’alto della croce, le disse: «Donna, ecco il tuo figlio!» (Gv 19,26). Gesù ha inoltre chiesto all’umanità di consacrarsi a Maria, dicendo a Giovanni: «Ecco la tua madre!» (Gv 19,27) (1), cosa a cui Giovanni rispose accogliendo Maria «tra le sue cose più preziose» (ibidem).
«È stata poi la Madonna in persona a chiedere, con molta insistenza a partire da Fatima in poi, la consacrazione delle persone, delle famiglie e addirittura delle nazioni intere al suo Cuore Immacolato. Perché? Perché Dio vuole che sia riconosciuta una cosa molto semplice, cioè che tutte le grazie e i doni che Egli fa all’umanità passano per le mani di Maria: fare la consacrazione a Maria, dunque, vuol dire riconoscere oggettivamente questa imprescindibile funzione mariana e consentire a Maria di fare nella nostra anima ciò che Gesù le ordinò dalla croce; al tempo stesso ci impegna ad accoglierla nel nostro cuore, nella nostra vita interiore, nelle nostre scelte, cioè a metterci alla sua scuola come un figlio nei confronti della Madre, che da essa impara letteralmente tutto» (2).


Linee di sviluppo storico

L’atteggiamento di dono fiducioso di sé alla Madre di Dio, che in varie forme percorre la storia cristiana a cominciare dal Sub tuum praesidium, è sempre stato percepito e sentito dal popolo cristiano come un atteggiamento fondamentale della vita di fede del battezzato, anche se all’inizio non ci si poneva il problema della formalizzazione, della formulazione, ma era un atteggiamento che investiva la vita pratica dei discepoli del Signore che comprendevano bene la necessità, il potere e la vitalità della devozione e donazione di sé alla Madre di Cristo. Ma per le prime formulazioni bisogna aspettare i secoli VII-VIII.
La prima vera e propria formula di consacrazione a Maria è di san Giovanni Damesceno († 749): «Anche noi oggi ti restiamo vicini, o sovrana. Sì, lo ripeto, o Sovrana, Madre di Dio e Vergine. Leghiamo le nostre anime alla tua speranza come ad un’ancora saldissima e del tutto infrangibile, consacrandoti [anathemènoi] mente, anima, corpo e tutto il nostro essere e onorandoti, per quanto ci è possibile, “con salmi, inni e cantici spirituali” (Ef 5,19)» (3);
«San Giovanni Damasceno ha proposto una pratica di devozione mariana che sembra avvicinarsi molto al concetto di consacrazione alla Vergine Santa, come viene intesa e praticata nella pietà mariana odierna. Il verbo greco usato dal Damasceno, anatithemi, tra i vari significati ha anche quello di dedicare, consacrare, offrire in senso religioso. Pertanto esprime bene l’atto del servitore e devoto di Maria che offre tutto se stesso alla propria sovrana e signora. Una consacrazione, dunque» (4).
Ma è già sant’Ildefonso di Toledo († 667) ad introdurre il concetto di “servitù mariana” per cui a lui va «il merito di aver espresso e diffuso l’idea della consacrazione a Maria» o più esattamente della «piena dedizione al suo servizio» (5). Il servizio di sant’Ildefonso verso Maria non è espressione puramente verbale o atteggiamento sporadico e superficiale. Sant’Ildefonso, al contrario, «appare come un gigante nella strutturazione di questa pratica del servizio a Nostra Signora»; anzi «in forma esplicita egli designa questa posizione spirituale di servizio a Maria come una devozione» (6).
Leggendo il suo De virginitate Sanctae Mariae ci si accorge che il servizio-servitù verso Maria non è un atteggiamento superficiale, passeggero ma profondamente radicato a livello di pietà, teologicamente maturo. In un passo bellissimo di questo testo si legge: «O Gesù, fa che io serva la Madre tua in modo che io dimostri così di aver servito te stesso; fa che Ella mi tenga nel suo servizio cosicché riconosca d’esserti piaciuto; fa che la sua signoria mi conservi nella vita di questo mondo, affinché tu divenga il mio Signore per l’eternità» (7).
Questo passo illumina la fondatezza teologica della servitù-devozione a Maria: si nota, infatti, che essa è profondamente congiunta al servizio di Cristo, è naturalmente cristocentrica. Un dato importantissimo, questo, che ritroveremo, sviluppato, nella formulazione del Montfort della «perfetta consacrazione a Cristo per mezzo di Maria».
Il concetto di “consacrazione mariana” ha poi, lungo i secoli, avuto diverse modulazioni, approfondimenti, espressioni vitali che ne hanno fatto maturare la teologia, la spiritualità, la coscienza della sua importanza nella vita dei singoli, delle comunità religiose e confraternite laicali, nella Chiesa nel suo complesso.
Nel Medioevo incontriamo la consegna di sé a Maria, la deditio (dedizione) dei servi di Maria, l’“amore cavalleresco” per Maria, il “patronato” della Vergine.
Nell’epoca moderna l’“oblatio” (oblazione, totale offerta) delle Congregazioni mariane, la “vita mariaforme” del Carmelo, il “contratto di alleanza” proposto da san Giovanni Eudes († 1680) sono state pagine gloriose scritte dalla penna e dalla vita di tanti testimoni eccellenti della pratica di donazione-dedizione a Maria nelle sue più svariate e dettagliate forme, offrendo alla Chiesa grandi dottori e grandi santi mariani.
Il testimone più qualificato della spiritualità carmelitana di consacrazione a Maria è stato il padre Michele di sant’Agostino († 1684), il quale ha vissuto e proposto la “vita mariaforme e mariana” come esperienza di continua conversazione, identificazione e adesione di amore a Maria, in modo tale da vivere più intensamente la vita divina. Vita mariaforme è vita conforme alla volontà di Maria, esecuzione pronta e gioiosa di quanto piace a Dio e a Maria. Vita in Maria è conversazione filiale, affettuosa e innocente dell’anima, una “respirazione amorosa” di Maria. Vita per Maria è impegno di tutte le forze perché Maria sia onorata e glorificata in ogni cosa e il regno del suo figlio Gesù sia promosso, realizzato ed esteso. La vita mariaforme e mariana raggiunge la perfezione quando l’anima si è lasciata animare dallo spirito di Maria fino a essere trasformata in Lei (8).
Nel secolo XVII si assiste alla nascita della cosiddetta “santa schiavitù” verso la Santa Madre di Dio, una tappa importante in questo sviluppo della spiritualità e della teologia della consacrazione. La prima testimonianza di un’associazione di schiavitù riguarda Alcalá, dove suor Ines Bautista de san Pablo, Francescana Concezionista, ne fondò una nel 1595: «Fu proprio nel ramo francescano delle Concezioniste spagnole che la consacrazione a Dio per mezzo dell’imitazione dell’Immacolata Concezione si concretizzò nella forma radicale della schiavitù mariana. Nella formula usata dalle Concezioniste [...] troviamo gli elementi fondamentali di questa consacrazione a Maria: l’offerta totale di se stessi alla Vergine, come Cristo si donò a Lei e come Lei si donò a Dio Trinità. Il concetto fa parte della tradizione francescana a partire da san Francesco in poi e in cui san Massimiliano M. Kolbe, uno dei più grandi giganti della Consacrazione mariana, si inserisce pienamente, anzi la porta a perfezione perché addita l’Immacolata come la donazione più totale e l’offerta più perfetta che l’uomo possa fare a Dio» (9).
La spiritualità della schiavitù a Maria cominciò ad avere più larga diffusione con il card. Pierre de Bérulle († 1629), che fondò in Francia la nota Scuola francese di spiritualità. Nel 1614-1615 imponeva all’oratorio e alle Carmelitane il voto di servitù perpetua a Gesù Cristo e a Maria. La formula del De Bérulle sottolinea molto la centralità di Cristo e della Trinità, fine ultimo a cui conduce e vuole condurre la consacrazione a Maria: «Faccio voto a Dio di perpetua servitù alla Santissima Vergine Maria Madre di Dio».
Questa spiritualità, sigillata da un voto perpetuo, comporta non solo un rapporto di servitù verso Maria ma anche di oblazione e schiavitù.  


NOTE
1) Si può dire che è precisamente questo il fondamento scritturistico più forte, più evidente della Teologia della consacrazione mariana. Non è un caso, infatti, che san Giovanni Paolo II, il Papa mariano per antonomasia, il papa del “Totus tuus”, abbia prediletto questo riferimento evangelico più di tutti gli altri. È stato il testo che ha commentato con maggiore abbondanza e maggior trasporto, veicolando attraverso di esso riflessioni di spiritualità della consacrazione mariana davvero splendide.
2) Don Leonardo M. Pompei, La Consacrazione a Maria, Casa Mariana Editrice, Frigento 2008, pp. 12-13.
3) San Giovanni Damasceno, Omelia I sulla Dormizione, in G. Gharib - T. Gambero - G. Di Nola, Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, Roma 1989, vol. II: Padri e altri autori bizantini, p. 519.
4) L. Gambero, Maria nel pensiero dei Padri, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1991, p. 465.
5) I. Bengoechea, Doctrina y culto mariano en san Isidoro de Sevilla, in De cultu mariano saeculis VI-XI, Acta Congressus Internationalis Mariologici Mariani, in Croatia 1971, Pontificia Academia Mariana Internationalis, Romae 1972, vol. III: De cultu mariano saeculis VI XI in scriptis Summorum Pontificum, Patrum et theologorum necnon in Conciliis particularibus, pp. 249-263.
6) J. M. Cascante Dàvila, La devoción y el culto a María ne los escritos de s. Ildefonso de Toledo (s. VII), in De cultu mariano saeculis VI-XI, vol. III, pp. 239, 243.
7) Sant’Ildefonso di Toledo, Libro sulla verginità della santa Maria contro tre negatori, XII: Elogio della verginità di Maria, n. 4, in Testi mariani del primo millennio, Città Nuova, Roma 1990, vol. III: Padri e altri autori latini, p. 685.
8) Cf. S. De Fiores, Consacrazione, in Maria. Nuovissimo Dizionario, vol. I, p. 370.
9) Padre S. M. Cecchin, I fondamenti francescani della mariologia di padre Kolbe, conferenza presentata al Convegno su san Massimiliano M. Kolbe dal titolo Il Santo dell’Immacolata, Maestro-Martire di fede e carità. A trent’anni dalla Canonizzazione di San Massimiliano M. Kolbe (10.10.1982-2012), Roma, 8-10 ottobre 2012.