MARIA SS.MA
Perché Maria?
dal Numero 3 del 20 gennaio 2019
di Padre Luca M. Genovese, FI

La venerabile suor Maria d’Agreda offre all’attenzione dei fedeli cattolici una serie di motivi che illuminano la scelta sapiente e specifica che l’Onnipotente operò in favore di Maria Santissima, quando la destinò ad essere Madre del Verbo incarnato.

La Fede cristiana si basa su una verità storica fondamentale: Dio si è fatto uomo nel grembo della Vergine Maria. Non è una cosa secondaria ma un articolo di Fede del Credo, il deposito fondamentale di tutte le verità rivelate.
Viene allora alla mente del non iniziato, ma anche dell’iniziato: perché Dio ha scelto proprio l’umile e nascosta fanciulla di Nazareth, sconosciuta agli occhi del mondo ma limpida e preziosa agli occhi di Dio che la fa chiamare «piena di grazia» (Lc 1,28)?
La risposta sembra semplice: perché era la più degna!
Ma andiamo a scavare un po’ più a fondo su questa sua dignità, accompagnati da un’altra santa vergine di nome Maria, la venerabile Maria di Agreda († 1665), che della Vergine si intendeva non per averne studiato sui libri ma per il dialogo continuo che aveva con Lei e che fruttò la mirabile opera Mistica Città di Dio, ancora oggi un gioiello per conoscere, amare e soprattutto vivere la vicinanza della Vergine, la sua mediazione di grazia.
La prima spiegazione che la mistica Religiosa spagnola ci dà dell’Incarnazione per mezzo di Maria è che Gesù sceglie una famiglia umana, la più alta e perfetta possibile, perché tutto il mondo sappia che è questa la via di santità più diffusa e ordinaria che Dio offre agli uomini per arrivare al Cielo: la famiglia.
«Il Verbo che si deve incarnare, essendo redentore e maestro degli uomini, deve porre le fondamenta della perfettissima legge di grazia per insegnare loro ad obbedire e ad onorare il padre e la madre, come cause seconde del loro essere naturale. Si vuole che questa legge sia praticata innanzitutto dal Verbo divino, onorando Colei che Egli si elesse per madre, rendendola degna di sé con braccio potente e favorendola con quanto vi è di più ammirabile, santo ed eccellente in fatto di grazie e doni. Tra questi l’onore e il beneficio più singolare sarà il non assoggettarla ai nostri nemici, né alla loro malizia; così sarà libera dalla morte della colpa» (Mistica Città di Dio, vol. I, n. 192).
L’onore del padre e della madre è stato solennizzato da Cristo scegliendo di venire nel mondo tramite l’apporto di una famiglia composta da un padre e da una madre. Infrangere questo sistema di vita e di crescita umana e sociale significa infrangere gravemente un piano divino ed uno dei motivi fondamentali dell’Incarnazione del Verbo, il quale, con la sua venuta, voleva farci capire che Egli si incarnava per sostenere e liberare ogni famiglia dal giogo del peccato, dagli attacchi smoderati del demonio, dal fallimento di ogni prospettiva di società perché se non c’è famiglia non c’è l’uomo e non c’è neppure la possibilità di una forza sociale che tenga.
Così la famiglia in cui Cristo doveva nascere è stata arricchita dei doni più grandi e meravigliosi possibili. Non doni materiali, ovviamene, ma doni di grazie e di virtù risiedenti soprattutto nel Cuore della sua Santissima Madre che doveva essere il centro e fulcro di una famiglia così elevata al cospetto di Dio da poter generare Dio stesso nel mondo. Con questi doni la Vergine, insieme al suo casto sposo Giuseppe, ha potuto resistere a tutti gli attacchi che il maligno da sempre sfodera contro la famiglia. In fondo il primo peccato, il peccato originale, fu ideato dal serpente per dividere la comunità umana, la prima famiglia, e separarla per sempre dal cammino di beatitudine che Dio le aveva proposto...
Il secondo motivo che la venerabile d’Agreda ci offre è più squisitamente teologico: Dio ha scelto Maria perché il Verbo di Dio Incarnato aveva bisogno di una Madre nella storia e non di un padre, in quanto la generazione eterna del Verbo da parte di Dio Padre si riflettesse nella generazione verginale di Maria.
«Sulla terra il Verbo deve avere una madre, ma non un padre, come nel cielo ha un padre senza una madre. Come c’è giusta corrispondenza, proporzione e consonanza nel chiamare Egli Dio Padre e questa donna Madre, così vogliamo che ci sia la stessa corrispondenza ed uguaglianza possibile tra Dio e la creatura, affinché mai il drago possa gloriarsi di essere stato superiore alla donna, alla quale obbedì Dio come a vera madre» (Mistica Città di Dio, vol. I, n. 193).
Il Padre genera il Figlio senza la materia, dalla sua stessa sostanza, e così Maria genera il Figlio divino dalla sua verginità immacolata, senza concorso d’uomo. Maria è così posta come immagine dell’Onnipotente, non per identità di natura, ma per l’analogia del generare al mondo il Salvatore. Come il Verbo ha un Padre in Cielo, così allo stesso modo ha una Madre sulla terra, perché la perfezione della famiglia risplenda anche nei Cieli, nella generazione straordinaria di un Padre e di una Madre uniti dal vincolo indissolubile della grazia.
Inoltre questa corrispondenza biunivoca, benché asimmetrica, tra il Padre e la Madre fa sì che la Santa Vergine sia elevata ad un livello creaturale mai raggiunto prima, cosicché il diavolo non possa gloriarsi di essere superiore a Maria e quindi sottometterla alla sua legge di morte e di peccato con cui ha fatto schiavo ogni uomo.
Il terzo ed ultimo motivo della scelta della Piena di grazia consiste nella sua sublime umiltà e pazienza, vissuta e provata con l’esercizio quotidiano dell’abnegazione e del dolore, perché il Figlio divino, sottoposto per dovere divino di redenzione ad ogni sorta di dolori, doveva avere una Madre il più possibile vicina a Sé per umiltà e pazienza.
«Dovendo poi il Verbo Incarnato essere maestro d’umiltà e santità attraverso le tribolazioni che dovrà patire – scelte da Lui in eredità come, agli occhi nostri, il più apprezzabile tesoro per confondere la vanità e l’ingannevole falsità dei mortali – così vogliamo [è il consiglio delle tre divine Persone che si esprime] che questa parte tocchi anche a Colei che sarà sua Madre. Ella sarà unica e singolare nella pazienza, ammirabile nel soffrire e col suo Unigenito offrirà un sacrificio di dolore tanto accetto alla nostra volontà e di maggiore gloria per Lei» (Mistica Città di Dio, vol. I, n. 194).
Per esprimere la sua divina sapienza Cristo scelse la strada della croce. Una croce che confuse l’intelligenza degli intelligenti e distrusse la potenza dei potenti: «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. Ed è per Lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» (1Cor 1,27-30). Questa croce gloriosa la portò pure la Vergine Maria sin dall’inizio del suo cammino sulla terra, assoggettandosi a tutto ciò che era il volere di Dio, a tutte le mortificazioni e persecuzioni che derivarono dall’Incarnazione, ed infine al dolore atroce del Calvario vissuto con fortezza ed estrema fiducia nell’Onnipotente.