MARIA SS.MA
Ha sofferto per noi
dal Numero 36 del 18 settembre 2016
di Padre Stefano M. Manelli, FI

La Madonna in lacrime ai piedi della Croce noi la cogliamo e l’avvertiamo più vicina alle nostre sofferenze, cioè più “mamma”, di quando la contempliamo nell’eccelsa beatitudine dei Cieli. E si può dire che anche la Madonna, immersa nelle sofferenze della Corredenzione universale, ci sente “di più suoi”...

Ogni mamma soffre volentieri per i propri figli, e sa anche soffrire senza risparmio e senza misura, non volendo mai altra ricompensa, per se stessa, che il bene dei figli. Tutti, di solito, abbiamo fatto questa esperienza con le nostre mamme. Per questo il santo vecchio Tobia ricorda bene ad ogni figlio come e perché si debba amare la mamma, e lo fa con parole limpide e toccanti: «Onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa’ ciò che è di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. Ricordati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel suo grembo» (Tb 4,3-4).
Ma se ciò è vero per ogni mamma terrena, non può non essere immensamente più vero nei riguardi di Colei che ha rigenerato ogni uomo alla vita della Grazia, partorendo tutti gli uomini, uno per uno, sul Calvario, ai piedi di Gesù Crocifisso, fra gli strazi della Crocifissione di Gesù che proprio dall’alto della Croce proclamò espressamente Maria nostra Madre, nostra «Madre nell’ordine della grazia», come insegna il Vaticano II (Lumen gentium, n. 61).
Per questo la Madonna, accettando il progetto salvifico dell’Incarnazione redentrice, offrì se stessa interamente e si assoggettò senza riserve a tanti dolori solo per noi, per la nostra Redenzione, imitando passo passo – potrebbe dirsi – il Figlio Gesù, il Redentore, che ci ha voluto amare “fino all’eccesso” (cf. Gv 13,1), donandoci realmente tutto Se stesso con la pienezza dell’«amore più grande» (Gv 15,13).
      Certo, noi sappiamo bene che con la sua immacolatezza originale Maria Santissima non aveva nulla da riparare e da soffrire per sé; ma Ella poteva e voleva tuttavia offrirsi alle sofferenze solo per gli altri. E così fece, di fatto, con tutto lo slancio della sua innocenza e pienezza di Grazia, avendo deciso di fare interamente “sua” la stessa missione redentrice del Figlio, condividendola, quindi, giorno dopo giorno, fino alla morte e risurrezione di Gesù, insegnando e aiutando, in tal modo, tutti gli uomini a saper sostenere le tribolazioni del proprio cammino salvifico verso la «Casa del Padre» (Gv 14,2), verso l’eternità beata del Paradiso. Proprio così, infatti, leggiamo negli Atti degli Apostoli, dove è scritto a chiare lettere che a noi tutti «è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno dei cieli» (At 14,22).
Basterebbe soltanto riflettere, in effetti, sull’offerta sacrificale dolorosissima di Maria Santissima nell’accettare e condividere la missione redentrice del Figlio per la nostra salvezza. Riflettendo compiutamente potremmo almeno capire quanto grande dovrebbe essere la nostra gratitudine e riconoscenza verso di Lei. Ma forse è proprio questa attenta e compiuta riflessione che a noi manca, e continuerà a mancare se non operiamo una scelta, per arrivare quindi ad una consapevolezza delle nostre miserie e brutture capace di provocare in noi «una fonte ben copiosa di lacrime per lavarle tutte», scrive l’Abbatelli; ed è proprio Maria Addolorata che offre questa fonte di lacrime «nel pelago immenso dei suoi dolori» (La Passione della Vergine Addolorata, p. 31).
Nella storia d’Italia si legge che nel febbraio 1522, quando le truppe francesi entrarono nella città di Treviglio per distruggerla, il popolo, atterrito, si rifugiò nella Chiesa, pregando e supplicando la Madonna di salvare la città. Il comandante dell’esercito ordinò subito di fare strage del popolo incendiando la Chiesa. Ma, a quel punto, avvenne un prodigio: La Madonna piangeva!... Il popolo gridò, ma anche i soldati francesi si resero conto del fatto, e gridarono anch’essi. Allora il comandante dell’esercito volle rendersi conto di persona: vide le lagrime della Madonna, le asciugò con un pannolino, ma le lagrime continuavano ad uscire, man mano che lui le asciugava: allora si inginocchiò, pregò, e si ritirò con l’esercito, lasciando intatta la città. Il popolo gridava di gioia, e sull’immagine della Madonna si scrisse: “Nos lacrimas sublevavit” (le sue lagrime ci hanno salvato!).
Con i suoi dolori sofferti e offerti per i nostri peccati, infatti, la Madonna è stata la nostra salvaguardia per la salvezza dalla perdizione eterna. Dai suoi dolori materni e dalle sue lagrime, immerse, mescolate e unificate con i dolori e il sangue del Figlio, di fatto, noi abbiamo ottenuto la Redenzione. E san Bernardo, per farci comprendere quanto grandi siano stati i dolori con cui la Madonna ci ha amato, afferma che la Vergine Madre soffrì molto di più per i nostri peccati che non per le sofferenze corporali del divin Figlio Crocifisso.
Giustamente, san Paolo della Croce affermava che la vera conoscenza dei dolori di Maria Santissima sarebbe capace di commuovere e di spezzare anche i sassi più duri. È mai possibile, invece, che noi siamo così insensibili e restiamo così indifferenti di fronte alla divina Mamma continuamente trafitta e straziata dai nostri peccati? Dovremmo almeno ricordare quella strofa dello Stabat Mater del beato Jacopone da Todi che dice proprio a noi: «Quale uomo mai potrebbe non piangere vedendo la Madre immersa in tanto supplizio?».  

Tratto da “Il Mese dell’Addolorata. Settembre