MARIA SS.MA
“Beata te che hai creduto”
dal Numero 19 del 15 maggio 2016
di Padre Dominicus Re

Santa Elisabetta proclama in modo solenne la Beatitudine dell’Immacolata per la sua fede. Virtù che rifulge luminosissima all’Annunciazione – ove fa “professione di fede” nei misteri principali della nostra Fede contenuti nelle parole dell’Angelo – e in ogni istante della sua vita.

«Fiat mihi secundum verbum tuum».
La fede di Maria si esprime attraverso il suo Fiat. Se la pienezza di grazia, annunciata dall’Angelo (Maria è “piena di Grazia”, cioè Immacolata Concezione), significa il dono di Dio stesso, la fede di Maria (espressa nel suo Fiat), indica come la Santa Vergine abbia risposto a questo dono. La fede di Maria è la sua risposta al dono di Dio.
Per questo è proclamata da santa Elisabetta “beata”. Non c’è dubbio che le parole di Elisabetta alla Visitazione: «Beata colei che ha creduto» si riferiscono in primo luogo a questo momento preciso dell’Annunciazione.
Sant’Agostino, quando medita sull’Incarnazione, scrive che Maria prima di concepire Gesù, la Parola di Dio incarnata, nel suo corpo, l’aveva già concepito nell’anima («prius mente concepit quam corpore»). Cosa vuol dire? Che Maria, prima dell’Incarnazione, aveva già la fede. Cos’è la fede? La fede è l’adesione della nostra intelligenza alla Parola divina. E Maria, con la sua mente, ha aderito alla Parola divina, prima di ricevere il Verbo Incarnato nel suo grembo.
È questa la fede: una virtù soprannaturale che ci fa aderire con la nostra intelligenza alla Verità rivelata, a Dio che si rivela a noi (per noi, abitualmente, non attraverso un Arcangelo, ma attraverso il Magistero della Chiesa, strumento di Dio che si rivela oggi a ciascuno di noi, e condizione sine qua non del nostro atto di fede). «Credere è un atto dell’intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina» (1). Non un sentimento. Adesione a Dio che si rivela alla nostra intelligenza attraverso delle formule, delle nozioni, un messaggio...
Nell’Annunciazione c’è un annuncio, cioè un messaggio di Dio, trasmesso dall’angelo Gabriele. E Maria dà il suo consenso, dopo aver udito tutte le parole del Messaggero. Parole ricche di un contenuto di una densità immensa. Nelle parole dell’Angelo sono già contenuti i principali misteri della nostra Fede:
- il mistero della Santissima Trinità: l’Angelo mandato da Dio (Padre) parla a Maria del Figlio di Dio e dello Spirito Santo;
- il mistero dell’Incarnazione: l’Angelo le propone la concezione e il parto del Figlio di Dio, ad opera dello Spirito Santo;
- il mistero della Redenzione: il Figlio si chiamerà Gesù, che significa “Dio salva”, perché sarà il Salvatore;
- il mistero della Maternità divina: il Figlio da concepire e partorire è Figlio di Dio;
- il mistero della Maternità verginale...
Tutto questo è l’oggetto della fede di Maria all’Annunciazione.
La Chiesa non accetterà mai che la fede di Maria, per quanto riguarda l’essenziale dell’Incarnazione, sia potuta essere imperfetta. C’è chi sostiene infatti che la Vergine Maria non capiva cosa le stesse accadendo e che avrebbe fatto un grande atto di abbandono. Come se Dio avesse utilizzato Maria come uno strumento incosciente, e senza dirle cosa esattamente aspettava da Lei. Non comprendere il contenuto essenziale e reale del messaggio angelico, avrebbe significato, da parte di Maria, non dare un assenso vero alla richiesta dell’Angelo, non esercitare affatto la fede, e, in definitiva, non diventare per nulla la degna Madre di Dio, bensì semplice e incosciente “incubatrice” del Verbo Incarnato. Maria sarebbe stata come una “busta”, che si utilizza per trasmettere una lettera e poi si butta via.
No, Maria Santissima non ha soltanto prestato il suo grembo allo Spirito Santo perché la Seconda Persona della Santa Trinità potesse farsi uomo.
Maria Santissima ha capito esattamente il senso delle parole dell’arcangelo Gabriele: che il suo Figlio, concepito per opera dello Spirito Santo, è Figlio di Dio, che suo Padre è Dio Padre. Il Fiat di Maria è un atto di fede immenso, ineguagliabile; e occorreva questo atto di fede perché il Verbo divino diventasse carne. San Tommaso lo dice: l’Incarnazione era considerata come un matrimonio tra la natura divina e la natura umana, e Dio aspettava il consenso di Maria, che rappresentava allora tutto il genere umano.
Maria avrebbe potuto dire di no. Come Eva, che era, anche lei, immacolata. Conosciamo tutti la bellissima omelia di san Bernardo (4a omelia “Super missus”). L’Angelo, tutta la creazione, e Dio pendevano dalle labbra di Maria: «Vergine Maria, affrettati a dare la tua risposta... O nostra Signora, pronuncia le parole che stanno aspettando la terra, l’inferno ed il cielo! Il Re e Signore di tutte le cose, anche Lui aspetta, con lo stesso ardore con il quale ha creato la tua bellezza (Sal 44,12), il tuo assenso, che ha messo come condizione alla salvezza del mondo. Gli sei piaciuta per il tuo silenzio; ancor più ora gli piacerai per la tua parola. Lui stesso da lassù ti chiama: “O bellissima tra le donne, fammi sentire la tua voce” (Ct 1,8; 2,14)... Sì, rispondi presto all’angelo, o meglio attraverso l’angelo rispondi al Signore. Rispondi una parola e accogli la Parola; pronuncia il tuo verbo e concepisci nel tuo grembo quello divino; lascia uscire la parola che passa e racchiudi in te quella eterna...».
Questo Fiat di Maria – «avvenga di me» – ha deciso dal lato umano il compimento del mistero divino.
Maria ha pronunciato questo Fiat mediante la fede. Mediante la fede si è abbandonata a Dio senza riserva ed «ha consacrato totalmente se stessa, quale ancella del Signore, alla persona e all’opera del Figlio suo».
Questo Fiat segna l’inizio della nuova creazione. San Luca esprime il Sì di Maria con lo stesso verbo usato per esprimere l’ordine creativo di Dio. Maria è veramente la Nuova Eva. Sant’Ireneo di Lione dice che: «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità la Vergine Maria sciolse con la fede» (Sant’Ireneo, citato dalla Costituzione Lumen gentium, n. 56).
E Maria Santissima dà prova di fede, non soltanto al momento dell’Annunciazione, ma durante tutta la sua vita. Alla Natività vede suo Figlio nascere in una stalla, e crede che sia il Creatore di tutto l’Universo; vede la fragilità del suo corpo di bambino, e crede alla sua onnipotenza; quando comincia a balbettare come tutti i bambini, Lei crede che sia la Sapienza stessa. Quando deve fuggire con Lui davanti alla collera di Erode, crede però che il suo bambino sia il Re dei re e Signore dei signori. Durante la Passione, quando tutti i Discepoli (tranne Giovanni) s’allontanano, Lei rimane ai piedi della croce: non cessa un istante di credere che suo Figlio sia Dio stesso, che, anche se sembra vinto, è in realtà il Vincitore del demonio e del peccato.
Ma la perfezione della fede non esclude l’oscurità: l’oggetto della fede non è visto. Avere la fede è, per definizione, accettare l’inevidente. È per questo che la volontà interviene: con la fede si «presta la piena sottomissione della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela» (Concilio Vaticano I). «Credere è un atto dell’intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina» (San Tommaso). Perché l’oggetto è inevidente. Lo vediamo nel Vangelo, per quanto riguarda la fede di Maria, per esempio nel mistero del ritrovamento di Gesù nel tempio: «Essi non compresero le sue parole». O ancora, quando Gesù è presentato al tempio; san Luca scrive che: «Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui».
Nella sua fede totale, la Santa Vergine ha provato i culmini della gioia, come gli abissi della sofferenza. Quando suo Figlio sta per morire, crocifisso, Maria non cessa neanche un attimo di credere che sia il Verbo fatto carne, il Salvatore del mondo, e che dopo tre giorni risusciterà come predetto. E questo fu il più grande atto di fede e di speranza; fu anche, dopo l’atto di carità di Cristo, il più grande atto di carità. Il Sabato Santo tutta la fede della Chiesa è racchiusa, concentrata nel Cuore di Maria Santissima. E cosa dire della fede di Maria dopo l’Ascensione? La fede di Maria è sempre cresciuta sino alla fine della sua vita terrena. Con che fede Maria doveva assistere al Santo Sacrificio della Messa! Ricevere di nuovo nel suo corpo Gesù Sacramentato, che aveva concepito nella sua carne!
Adesso che è entrata nella Gloria, Maria Santissima ci ottiene e ci distribuisce tutte le grazie: e la prima di tutte le grazie è la fede, dono gratuito di Dio.
Gesù vuole incontrare in noi questa accoglienza soprannaturale che ha incontrato in Maria. Il consenso di Maria esprime la partecipazione libera dell’uomo, dell’umanità all’Opera della salvezza. Al consenso di Maria deve corrispondere il consenso della nostra volontà. Maria ha donato tutta se stessa alla Volontà divina, all’Opera redentiva, come Madre corredentrice. Come Maria, e attraverso Maria, anche noi dobbiamo donare noi stessi all’opera redentiva con la stessa fede e obbedienza dell’Ancella del Signore. Di fronte alle divine chiamate, alle sollecitazioni della Grazia, agli inviti del Signore, inviti alla sofferenza, al sacrificio, al dono di sé, ciascuno di noi dovrebbe rispondere con un “Fiat” generoso e senza riserve.
Ascoltiamo anche noi il Verbo, lasciamoci insegnare da Lui a impregnarci del suo mistero. Guardiamo Maria, supplichiamola di soccorrerci, perché ci faccia aderire totalmente al piano divino su di noi, perché ci aiuti a rispondere ad ogni manifestazione del divino volere con fede: «Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola».  

Nota
1) San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, 2, 9; cf. Concilio Vaticano I: Denz.-Schönm., 3010.