CATECHESI
Il Giudizio universale e la perfetta glorificazione di Dio
dal Numero 3 del 21 gennaio 2018
di Don Leonardo M. Pompei

Nel momento del Giudizio universale saranno svelati tutti i segreti e i misteri delle coscienze e degli eventi terreni. La definitiva distinzione dei giusti dai reprobi, e la conseguente attribuzione del premio o castigo, avverrà nella piena glorificazione della misericordia e della giustizia di Dio.

Dopo la Parusia e la risurrezione della carne, la Tradizione ininterrotta della Santa Madre Chiesa ha insegnato che ci sarà il Giudizio universale, in cui avverrà la pubblica, definitiva ed eterna glorificazione dei giusti e riprovazione degli empi e verrà sancita la loro perenne ed eterna separazione. Chiarissimi, al riguardo sono sia i testi del Nuovo Testamento (fra tutti spicca il capitolo 25 di san Matteo, dove vi si fa esplicita e chiara allusione: Mt 25,31-46) che la testimonianza unanime della Tradizione e del Magistero, essendo il tema del Giudizio universale presente già nei più antichi simboli di Fede, compreso il cosiddetto Simbolo apostolico. Il libro dell’Apocalisse parla di una duplice categoria di “libri” che saranno aperti in quel giorno (cf. Ap 21,12-15): quelli in base ai quali ciascuno viene giudicato sulla scorta di ciò che in essi è scritto e il “libro della Vita”. Chiunque non fosse scritto in quest’ultimo libro sarà gettato nello stagno di fuoco. Cercheremo anzitutto di focalizzare alcuni aspetti del Giudizio universale, approfondendo il tema con quanto in merito insegna san Tommaso d’Aquino.
Il Giudizio universale sarà il momento della perfetta glorificazione della giustizia e della misericordia di Dio. In esso, infatti, saranno svelati, pubblicamente, tutti i “perché” e tutti i misteri: saranno pubblicamente mostrate e rivelate le opere giuste dei santi e svergognati pubblicamente coloro che li avevano disprezzati, perseguitati e condannati; saranno rivelati gli oscuri “perché” della storia e tutti i misteri, compreso il grande mistero del male e il perché della pur limitata divina permissione che satana e i suoi demoni hanno di poter agire, tentare e nuocere gli uomini; saranno pubblicamente rivelati e condannati i peccati degli empi e si vedrà chiarissimamente, da parte di tutti, come solo alla loro ostinata e impenitente malizia è da ascrivere la loro eterna dannazione, nonostante tutti i tentativi dell’amore e della misericordia divina di indurli a conversione, anche in punto di morte.
Veniamo ora all’insegnamento sul Giudizio universale del Doctor Angelicus, contenuto nel Supplemento alla Summa Theologiae, in particolare nelle questioni 87-90, tentando di fornirne una piccola ma pur esaustiva sintesi. Al momento del Giudizio universale tutte le coscienze dei singoli avranno la consapevolezza di tutte le opere buone e cattive compiute e saranno come dei libri, gli stessi di cui parla l’Apocalisse (21,12), mentre il “libro della Vita” è quello che contiene la sentenza già pronunciata dal Giudice divino nella sua Provvidenza, contenente i nomi dei cosiddetti “predestinati”. Tale eccezionale capacità mnemonica sarà dovuta alla virtù di Dio (cf. Summa Theologiae, Suppl., q. 87, a. 1 e ad 1). Saranno altresì manifeste a ciascuno le coscienze di tutti: appariranno tutte le buone opere, i peccati e l’eventuale penitenza fatta, sia in pensiero, che in parole, opere ed omissioni, e ciò affinché tutti possano rendersi conto dell’assoluta giustizia della sentenza pronunciata da Dio su ciascun membro della razza umana (ivi, q. 87, a. 2). Anche questo fatto sarà eccezionalmente reso possibile dalla virtù di Dio. Attenzione: i peccati dei santi saranno resi pubblici perché ne hanno fatto penitenza, a lode e gloria della misericordia di Dio ed a merito dei santi stessi; quelli dei dannati a loro ulteriore ignominia ed a lode e gloria della giustizia di Dio (q. 87, a. 2, ad 3). Entrambe le conoscenze saranno immediate (in un arco di tempo brevissimo) con una sola intuizione simultanea, sempre per la virtù di Dio (ivi, q. 87, a. 3).
Saranno chiamati a giudicare con Cristo, nel senso di proclamare la sentenza (ivi, q. 89, a. 1), coloro che avranno abbracciato la povertà volontaria (q. 89, a. 2), mentre tutti gli eletti collaboreranno al giudizio di Cristo approvando quello che Egli sentenzierà (cosiddetto “giudizio interpretativo”). I demoni eseguiranno la sentenza di dannazione sui dannati, per quanto riguarda la pena del senso; così l’ordine gerarchico sarà rispettato in eterno (Dio al primo posto; poi gli angeli superiori e quelli inferiori; poi gli uomini “eccellenti” in virtù e santità; poi i fedeli “comuni”). In Paradiso (così come già fanno ora in terra) gli angeli superiori trasmetteranno ai beati alcuni segreti di Dio la cui conoscenza non è compresa nello stato di beatitudine (q. 89, a. 4).
Tutti gli uomini compariranno al Giudizio, nel quale avverranno due cose: per tutti esame del merito, sia per i buoni che per i cattivi e, conseguentemente, retribuzione del premio o del castigo. L’esame avverrà anche per coloro che, pur non anteponendo nulla a Cristo, tuttavia hanno amato le cose del secolo, intralciandosi con le faccende della vita comune, mescolando così il bene con il male; lo stesso avverrà per i cristiani infedeli, che saranno condannati. Coloro invece che, abbandonato il mondo, si sono realmente preoccupati solo delle cose del Signore, avranno solo la retribuzione del premio e ciò in quanto il giudizio, essendo l’atto principale della giustizia, spesso è addirittura sinonimo di punizione: ed è in questo senso che si deve intendere l’aforisma di Gesù riportato nel Vangelo di san Giovanni che chi crede in Lui non va incontro al giudizio (cf. Gv 5,24). I malvagi avranno solo la retribuzione dei castighi (ivi, q. 89, aa. 5-7).
L’aspetto del Giudice sarà quello della Gloria e tutti lo vedranno (ivi, q. 90, aa. 1-3), anche i malvagi. Tuttavia questi ultimi non ne godranno, perché vedranno solo gli effetti della sua Maestà e Gloria (q. 90, a. 3, ad 3).