CATECHESI
Il potere del diavolo
dal Numero 21 del 28 maggio 2017
di Padre Angelomaria Lozzer, FI

Come gli Angeli buoni, anche i demoni, in senso contrario, conservano una loro gerarchia di autorità e di potere nell’infelice regno di cui Lucifero è il principe. Essi lavorano per la perdizione degli uomini e tuttavia, senza volerlo, rimangono pur sempre strumenti nelle mani di Dio.

Dante chiama Lucifero l’imperatore del doloroso regno. Egli, infatti, è a tutti gli effetti “principe” e grande è il suo regno. Un regno che si estende non solo sugli angeli ribelli, ma anche «su coloro che disprezzano i Comandamenti di Dio» (Sant’Agostino). Un regno però “doloroso”. Cos’è, infatti, tutto questo possesso in confronto al godimento di Dio perso per sempre e per propria colpa? A ragione Dante lo dipinge come l’infelicità impersonata: «Con sei occhi piangea e per tre monti gocciava il pianto e sanguinosa bava». Questo dolore satanico è da lui riversato su tutti i suoi inferiori, i quali gli sono simili in proporzione alla gerarchia di appartenenza e al proprio demerito. Ogni diavolo, infatti, conserva la propria natura e gerarchia in base all’appartenenza al proprio coro. Così scrive Giovanni Cassiano: «Quelle potenze conservano ancora le prerogative dell’ordine anteriore, in cui ciascuna di esse era stata creata» e «si può arguire anche che ciascuna di esse conserva anche al presente le differenze già in atto nel grado in cui furono create e che per questo, pur essendo cadute dalle zone del cielo, hanno rivendicato, sia pure in senso contrario, a somiglianza delle sane virtù celesti rimaste fedeli, uguali gradi e dignità in rapporto però alla perversità, in cui ognuna di esse s’era distinta nel male».
Possiamo anche aggiungere che ogni angelo caduto partecipa della malvagità e dell’odio, del dolore e dell’infelicità degli altri in base alla propria essenza e alla propria colpa, come anche autorità e posizione. In questo modo il dolore di ognuno si riversa sugli altri, cosicché ognuno patisce, oltre al proprio inferno, anche quello degli altri. Più un angelo è elevato, tanto più partecipa del dolore e della sofferenza degli altri. Potremmo dire che essi formano una specie di “corpo mistico” al cui centro vi è Lucifero quale capo a cui tutti gli altri sono soggetti e prestano obbedienza. Un’obbedienza che si poggia sull’odio e sul terrore.
Secondo diversi autori, come Dio invia a ciascun uomo un angelo per proteggerlo e assisterlo, così satana, volendo emulare Dio, invia a ciascuno un diavolo per traviarlo e corromperlo. La Scrittura ammonisce: «Guai alla terra e al mare, perché il diavolo è sceso a voi con ira grande sapendo di aver poco tempo» (Ap 12,12). Difatti, è sentenza comune, che «una parte di questi angeli tenebrosi sono sulla terra, o nell’aria che la circonda, ciò che Iddio permette per istruzione o per esperimento de’ suoi eletti». D’altra parte, continua il Gaume, «è comune sentimento dei Dottori, scrive san Girolamo, che l’aria, la quale si trova fra il cielo e la terra, sia piena di angeli cattivi. Sant’Agostino non esita a dire, che questa dottrina appartiene alla Fede apostolica; e lo asserisce con fondatissima ragione, perocché essa risulta dalle epistole di san Pietro, di san Giuda, e dall’Apocalisse».
Tuttavia anche satana, con tutte le sue schiere, senza volerlo, è pur sempre uno strumento nelle mani di Dio. Nulla infatti di ciò che fa sfugge alla mano di Dio. Egli è come un cane legato che non può nuocere se non nella misura in cui Dio stesso glielo permette, affinché «tutto concorra al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28) e per edificare la gloria degli eletti (cf. 2Tm 2,10). Così, infatti, si esprime san Tommaso: «Gli angeli in ordine di natura stanno tra Dio e gli uomini. Ma la disposizione della Provvidenza divina vuole che il bene degli esseri inferiori venga procurato per mezzo degli esseri superiori. Ora, il bene dell’uomo viene procurato dalla divina Provvidenza in due maniere. Primo, direttamente, inducendo al bene e allontanando dal male: tutto ciò viene compiuto come si deve per mezzo degli angeli buoni. Secondo, indirettamente, in quanto cioè si permette che uno sia tentato, perché si eserciti nel bene per mezzo della lotta contro ciò che è contrario al bene. Ed era conveniente che questo bene fosse procurato agli uomini per mezzo degli angeli cattivi, affinché i demoni dopo il peccato non diventassero del tutto inutili all’ordine della natura». Lo afferma anche Giovanni Paolo II: «Creando gli spiriti puri come esseri liberi, Dio nella sua Provvidenza non poteva non prevedere anche la possibilità del peccato degli angeli. Ma proprio perché la Provvidenza è eterna sapienza che ama, Dio avrebbe saputo trarre dalla storia di questo peccato, incomparabilmente più radicale in quanto peccato di uno spirito puro, il definitivo bene di tutto il cosmo creato». Anche sant’Agostino scrive: «Dio nel crearlo non ignorava certamente la sua futura malvagità e prevedeva il bene che egli avrebbe derivato dal suo male. Per questo un Salmo ha detto: “Il serpente che hai creato perché fosse deriso”. Si deve intendere, cioè, che nell’atto di idearlo, sebbene buono a norma della propria bontà, tuttavia mediante la sua prescienza aveva preordinato come usarlo, anche se malvagio».
Ma quali sono i vantaggi che il diavolo può procurare agli eletti?
Evidentemente molti vantaggi sfuggono alla nostra mente, mentre altri si possono facilmente intuire. Royo Marín scrive ad esempio che «sono innumerevoli i vantaggi della tentazione superata con l’aiuto di Dio. Umilia satana, fa risplendere la gloria di Dio, purifica l’anima, ci riempie di umiltà, pentimento e fiducia nell’aiuto divino; ci obbliga a star sempre vigili, a diffidare di noi stessi, sperando tutto da Dio, a mortificare i nostri gusti e capricci; stimola l’orazione; aumenta la nostra esperienza, e ci rende più circospetti e cauti nella lotta». D’altra parte il diavolo non può tentare l’uomo al di sopra delle sue forze, perché «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (1Cor 10,13). Scrive san Giovanni Damasceno: «Non hanno potere né forza su alcuno se non per quanto è permesso da Dio secondo la sua dispensazione, come avvenne per Giobbe e come è scritto per i maiali nel Vangelo». Infatti, gli stessi demoni messi in fuga da Gesù dal corpo dei due uomini di Gerasa poterono entrare nella mandria di porci solo dopo l’espresso permesso del Salvatore. In tal modo, spiega san Giovanni Crisostomo, si «rese manifesto che non hanno la facoltà neppure di toccare i porci, se non lo permette il Dio dell’universo».
La fine degli angeli ribelli costituisce inoltre per l’uomo un monito e uno stimolo a fuggire il male e cercare il bene. San Gregorio Magno, commentando il libro di Giobbe dove si parla del diavolo “Behemot” scrive: «Ecco, Behemot, che ho fatto al pari di te. Così l’uomo, considerando che si è perduto chi è stato fatto al pari di lui, si spaventi anche per la rovina del suo vicino, temendo la caduta per la propria superbia».
Tuttavia non possiamo negare che, sebbene «le forze demoniache sono state messe dalla Provvidenza stessa al servizio della creazione», non lo sono così «completamente da escludere ogni devastazione da parte della loro malvagità» (P. Hophan). «Noi infatti sappiamo – scrive san Paolo – che tutta quanta la natura insieme sospira e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22), e questo perché «tutto il mondo giace sotto il potere del maligno» (1Gv 5,19). È per questo che la Chiesa, attraverso le benedizioni fatte dai sacerdoti, intende strappare e riscattare la creazione pezzo per pezzo dall’usurpazione del diavolo.