MARIA SS.
La Corona: uno strumento d’amore
dal Numero 36 del 2 ottobre 2022
di Aurora De Victoria

Ottobre è il mese dedicato in modo particolare alla devozione del santo Rosario. Vogliamo dunque consacrarlo alla riscoperta della preziosità della corona mariana, per comprendere quanto è amata dalla Madonna, quanto è potente e come pregarla con frutto.

Il nostro amore a Maria Santissima, amore di figli verso la Madre della nostra anima, non sarebbe reale se non si manifestasse anche in modo concreto e tangibile. L’amore non è fatto solo di sentimenti, pur nobili, ma soprattutto di volontà e di fatti. A Colei che è nostra vera Madre dobbiamo lode e onore anche attraverso atti di religione e di culto diretto e immediato: questa è una verità che ci insegna il catechismo.

Le pratiche mariane di devozione sono molteplici e tutte utili e belle, perché è sempre bello onorare chi si ama. Quella però su cui vogliamo soffermarci in questo bel mese di ottobre è la devozione del santo Rosario, che la stessa Vergine si degnò di rivelare e insegnare al suo amato figlio san Domenico di Guzman e che ci ha Ella stessa raccomandato in più occasioni, come avvenne nelle apparizioni di Lourdes, di Fatima e in altre circostanze.

Anche i santi e autori spirituali di grande merito hanno sempre raccomandato la recita quotidiana del santo Rosario. Esso è un mezzo per esprimere il nostro amore filiale a Maria, e uno strumento molto valido per giungere alla contemplazione e alla grazia dell’unione sempre più intima con Lei. Secondo il padre Faber è persino inconcepibile che «progredisca nella vita spirituale quel cristiano che non abbia l’abitudine di recitarlo ogni giorno».

L’importanza della corona

Riportiamo di seguito il pensiero dello stesso Autore, che ci sembra illuminante sugli inestimabili pregi contenuti nella devozione al santo Rosario.

«Consideriamo anzitutto l’importanza del Rosario come devozione della Chiesa, in quanto, cioè, imprime nell’anima un carattere particolarmente cattolico richiamandoci continuamente il ricordo di Gesù e di Maria. Misuriamone ancora l’importanza dal fatto che secondo le testimonianze di parecchie rivelazioni, esso rende moralmente sicura la nostra perseveranza se recitato con costanza.

Consideriamo anche la sua origine: san Domenico in seguito ad una visione, lo istituì per combattere l’eresia, ed ottenne mirabili effetti.

La materia e la forma di cui è composto non sono meno notevoli. Qual è infatti la materia? È l’orazione domenicale (Padre nostro), la salutazione angelica (Ave Maria) e la dossologia (Gloria al Padre); preghiere di cui gli autori sono Gesù Cristo medesimo, san Gabriele arcangelo, santa Elisabetta, il Concilio di Efeso e il papa san Damaso, per il Gloria al Padre, che lo introdusse nella Chiesa latina importandolo dalla Chiesa greca. La forma del Rosario è un compendio completo del Vangelo, diviso in quindici decine che rappresentano altrettanti misteri ed esprimono le tre grandi fasi dell’opera della Redenzione: gaudio, dolore, gloria [1].

Nel Rosario c’è un particolare che lo rende attraente ed è l’intreccio della preghiera mentale con la preghiera vocale. Il Rosario è dunque un compendio di teologia pieno di dolce devozione ed insieme una pratica efficacissima della presenza di Dio. Esso insegna la vera natura della devozione alla Beata Vergine ed è un potente mezzo per realizzare la Comunione dei santi.

Qual è il fine che la Chiesa si propone nella recita del Rosario? Testimoniare il proprio amore per Gesù; offrire una riparazione alla sua santa umanità per gli oltraggi dell’eresia e rendere alla Santissima Trinità ferventi azioni di grazie per il beneficio dell’Incarnazione.

Questa devozione venne approvata dalla Chiesa e arricchita di indulgenze; fu confermata da miracoli e da conversioni; fu poi praticata universalmente dai santi».

Recitare bene la corona

Ci sono diversi metodi per recitare con frutto il santo Rosario. Il padre Faber, ad esempio, suggerisce di rappresentarci mentalmente il mistero che ci proponiamo di onorare, introducendo sempre in questa rappresentazione la Santissima Vergine, poiché – afferma – «il Rosario le appartiene». A ciascun mistero, poi, consiglia di associare qualche dovere o qualche virtù, per aiutarci poi a praticarla. Infine, esorta anche a scegliere anticipatamente l’anima del Purgatorio che vorremmo beneficare, applicandole l’indulgenza della recita della corona, cosa veramente lodevole.

Ci sono sicuramente altri metodi più classici.

San Giovanni Paolo II parla di un “metodo caratteristico” nella recita del Rosario, che è «il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l’Ave Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente a questa ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della corona, se la si considera come espressione di quell’amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade [...]. Una cosa è chiara: se la ripetizione dell’Ave Maria si rivolge direttamente a Maria, con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va l’atto di amore. La ripetizione si alimenta del desiderio di una conformazione sempre più piena a Cristo, vero “programma” della vita cristiana. San Paolo ha enunciato questo programma con parole infuocate: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). E ancora: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Il Rosario ci aiuta a crescere in questa conformazione fino al traguardo della santità» [2].

Quello che è fondamentale nella recita della corona, quindi, è la meditazione dei misteri enunciati. Per raggiungere la sua efficacia non è sufficiente soffermarsi alla recita vocale dei Pater noster, delle Ave Maria, dei Gloria Patri. Il Rosario è una preghiera molto più profonda ed esige che si penetri nei misteri della vita di Cristo che esso presenta alla nostra riflessione, e di fare ciò ponendosi alla presenza della Madre di Cristo, di Colei che ha vissuto intimamente accanto a Lui, perché Ella stessa ci aiuti con la sua intercessione ad “accedere” a questi misteri, “entrare” nella vita di Gesù, per essere da Lei, attraverso il suo Rosario, trasformati nei misteri della vita di Lui, quindi sempre più “cristificati”, e giungere finalmente alla “pienezza della vita di Cristo” in noi, che è la nostra vocazione di cristiani e santificazione.

Propositi santi

A questo punto dovrebbe sorgere spontaneo il desiderio di impegnarsi in questa devozione veramente preziosa. Ci sembra, in realtà, molto riduttivo chiamare il Rosario “devozione”, perché – da quel che abbiamo detto – esso non risulta più una semplice devozione, ma una intima penetrazione nella vita di Gesù e di Maria.

Facciamo dunque il proposito di iniziare a recitare il Rosario ogni giorno, se finora non l’abbiamo fatto; se invece siamo già assidui “rosarianti”, facciamo il proposito di recitarlo con maggior impegno nella meditazione e contemplazione dei misteri.

Che il Rosario sia il nostro vincolo di unione all’Immacolata, uno strumento che ci stringa sempre più a Lei in un legame d’amore vivificante, che ci renda sempre meno terreni e sempre più “celesti”.

 

Note

1) Noi aggiungiamo la quarta fase dell’Opera redentiva, che consiste nella vita più propriamente apostolica del Salvatore, contemplata nei misteri luminosi, che non erano stati istituiti al tempo in cui scriveva l’Autore, cosa che fece san Giovanni Paolo II.

2) San Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariæ, nn. 26-27.

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