MARIA SS.
La Corona vissuta dai santi
dal Numero 39 del 23 ottobre 2022
di Aurora De Victoria

Coloro che più di tutti hanno capito, amato e venerato il Rosario come «dono di Maria» sono stati i santi. Il Rosario è un tesoro di misericordia messo dalla Chiesa nelle mani di ogni fedele. Imitiamo i nostri modelli e facciamoci santi anche noi, con la corona in mano!

I santi sono per noi sicuri modelli di vita. Ci hanno preceduto in questa “valle di lacrime” e ci hanno mostrato, con il loro esempio, che è veramente possibile seguire Cristo e santificarsi. Così, vogliamo rifarci a loro anche riguardo alla devozione del santo Rosario, raccogliendo le testimonianze di alcuni santi per apprendere da essi l’amore alla dolce corona di Maria Santissima.

 

Santa Teresa di Gesù Bambino († 1897)

Prima ancora di consacrarsi per sempre al Signore nella clausura del Carmelo, santa Teresina amava recitare il Rosario con la cugina Maria durante il passeggio. Ancora piccole e forse un po’ timide, per non rivelare ad occhi indiscreti la loro devozione, invece di sgranare una corona contavano le Ave Maria sulle dita. 
Quando era ancor più piccola, un giorno, dopo essersi confessata, porse al sacerdote una coroncina nuova per farla benedire. Ricevuta la benedizione, uscita dalla chiesa si pose sotto un lampione, poiché era sera, e si fermò a contemplare quella corona in tutti i versi... voleva guardare come fosse fatta una corona benedetta! 
Divenuta carmelitana, la sua devozione al santo Rosario si fece più profonda e ricevette lumi particolari al riguardo: «Col Rosario – dice – si può ottenere tutto. Secondo una graziosa immagine, esso è una lunga catena che lega il Cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l’altra in quelle della Santa Vergine. Finché il Rosario sarà recitato, Dio non potrà abbandonare il mondo, perché questa preghiera è potente sul suo Cuore. Essa è come il fermento che può rigenerare la terra. La dolce Regina del Cielo non può dimenticare i suoi figli che, senza interruzione, ripetono le sue lodi. Il Rosario sale come incenso ai piedi dell’Onnipotente. Maria lo rinvia subito come una benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori. Non c’è preghiera che sia più gradita a Dio del Rosario».

 

La venerabile Chiara Damato († 1948)

Clarissa del monastero di Albano Laziale, la venerabile Chiara Damato amava intensamente la Madonna e la ossequiava soprattutto con la recita della corona dei sette Gaudi. Un giorno la recitava insieme alle sue consorelle durante il lavoro. Ad un tratto spuntò fuori un topo e il raccoglimento di tutte fu presto dissolto. Ma... «non facciamone caso! – intervenne prontamente suor Chiara – Continuiamo a dire la corona: è il demonio che vuole distoglierci dalla dovuta attenzione». E, senza farsene accorgere, riuscì ad acchiappare il topo e lo tenne stretto nella mano tutto il tempo della recita della corona... terminata la quale, lo mostrò tutta contenta alle consorelle: era riuscita nell’intento di offrire alla Vergine una preghiera attenta e devota. 
Durante la recita quotidiana del Rosario che si svolgeva nel coro del monastero, le monache erano libere di stare in ginocchio o sedute, a seconda delle possibilità di ognuna. Suor Chiara fu sempre vista in ginocchio, raccolta e compunta nella sua preghiera alla Madonna. Altre corone le recitava durante il lavoro, che concludeva sempre con le Litanie cantate. 
Tutte le notti, dopo la recita del Mattutino – che, appunto, si svolgeva in orario notturno –, suor Chiara restava a lungo in coro in orazione, tenendo fra le mani la corona del Rosario.

 

Beato Columba Marmion († 1923)

Il Benedettino, grande maestro di spiritualità e autore dell’eccellente volume Cristo Vita dell’anima nonché di molte altre opere di valore, riteneva la devozione verso la Vergine Maria non solo «importantissima, ma necessaria, se vogliamo attingere con abbondanza alla sorgente di vita». «Quando si abbandona la Madre – diceva – non si capisce più il Figlio». 
Riguardo alle devozioni mariane, sconsigliava di caricarsi di troppe pratiche. «Bisogna sceglierne qualcuna – diceva –, ma una volta fatta la scelta, restarvi fedeli. Questo omaggio quotidiano dato a sua Madre sarà molto gradito a Nostro Signore». 
Fra le pratiche di devozione prediligeva il santo Rosario «che – afferma – piace tanto a Maria, perché noi la lodiamo sempre unita al suo divin Figlio, ripetendo continuamente, con amore, la lode che le rivolse il messaggero celeste nel giorno della Incarnazione: Ave Maria, gratia plena. 
È una eccellente “pratica” recitare ogni giorno con devozione la corona; contemplare così Cristo nei suoi misteri per unirci a Lui; felicitare la Vergine di esservi stata così intimamente associata e rendere alla Santissima Trinità azioni di grazie per i suoi privilegi». 
Per incoraggiare alla recita del Rosario, osserva: «Se ogni giorno abbiamo ripetuto spesso alla Vergine: “Madre di Dio, pregate per noi... adesso e nell’ora della nostra morte”, quando sarà l’istante in cui il nunc [adesso] e l’hora mortis nostræ [l’ora della nostra morte] saranno un solo e stesso momento, saremo sicuri che la Vergine non ci abbandonerà».

 

Santa Gemma Galgani († 1903)

Alcune testimonianze affermano che santa Gemma non avesse alcuna devozione al Rosario di Maria e che non fu mai vista con la corona del Rosario. Ciò ci appare poco veritiero dato il suo amore viscerale per la Madonna, che chiamava con affetto «Mamma mia» e venerava soprattutto sotto il titolo di Addolorata. Per tale ragione ci sembra molto più attendibile quanto afferma il padre Enrico Zoffoli, che ebbe il merito di pubblicare la biografia della Santa più ricca e documentata; egli scrive: «Non prediligeva preghiere vocali né letture prolungate; ma non ometteva né le une né le altre. Recitava ogni giorno il Rosario e la corona dei sette Dolori». 
Dalla Madonna voleva apprendere l’amore più ardente a Gesù. Così si rivolgeva a Colui che considerava il suo Sposo divino: «Mi domandi come ti vorrei amare?... Sai Gesù (ti dico troppo?), con quella carità con cui ti amava la Mamma tua».

 

Il beato Giacomo Alberione († 1971)

Questo «uomo di Dio che visse integralmente il Vangelo e lo mise in pratica con una completa ed edificante dedizione» – come è stato detto di lui – amò sempre teneramente la Madonna. Diceva: «Ogni giorno, ogni momento abbiamo bisogno di Maria».
Nella sua devozione mariana non poteva mancare l’amore al santo Rosario, che recitava ogni giorno. «Il Rosario – afferma – è per noi il mezzo più facile per onorare Dio e la Vergine; il più sicuro per trionfare sui nostri nemici spirituali; il più adatto per progredire nella virtù e nella santità». 
Così testimonia l’allora vescovo di Palestrina riguardo al ricorso frequente alla corona: «Durante gli intervalli delle sedute del Concilio Vaticano II, mentre si era soliti fare una passeggiatina o recarsi al bar per ristorarsi, don Alberione restava immancabilmente nella tribuna riservata ai Generali degli Ordini e Istituti religiosi, in un angolo, sempre con la corona in mano, in atteggiamento sereno, dolce, umile, accogliente». 
Dalla corona riceveva la carica necessaria alla predicazione: «Senza il Rosario – confidava – non sono neanche capace di fare un’esortazione». 
Gli ultimi anni della sua vita, quando non era più in grado di recitare il breviario, la corona del Rosario era sua compagna fedelissima che donava luce alle sue giornate. 
Spronava spesso a praticare questa devozione «con fede», «con volontà decisa di riformare la vita», «con devozione».

 

Anche noi come i santi...

Ci sarebbero ancora tanti e tanti nomi ed esempi da riportare, ma non ci è dato ora di scrivere un libro. Quello che è sicuro è che tutti i santi hanno amato e onorato la Madonna e hanno compreso, apprezzato e raccomandato il santo Rosario.
Come abbiamo visto negli articoli precedenti, esso è un mezzo altamente potente di santificazione, tanto quanto è semplice nella complessione, adatto veramente a tutti: grandi e piccoli, dotti e semplici, più o meno impegnati...
Mettiamoci anche in questo alla scuola dei santi, per onorare la nostra carissima Madre. Ella ricompenserà il nostro impegno a starle vicini e sempre più uniti attraverso questo dolce strumento d’amore.   

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